Sito archeologico, Bagnolo San Vito (MN)

45°06′36″ N, 10°50′06″ E

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Sito archeologico

Parco archeologico del Forcello

Sito archeologico italiano

Bagnolo San Vito (MN), Lombardia

Indicazioni

In breve

Coordinate
45°06′36″ N, 10°50′06″ E
Indirizzo
Via Forcello, 3 San Biagio di Bagnolo San Vito

Storia e descrizione

Il Parco archeologico del Forcello è un'area archeologica situata in località Forcello, presso la frazione di San Biagio, nel comune di Bagnolo San Vito, a pochi chilometri da Mantova in direzione sud-est. Vi si conservano i resti di un abitato etrusco del VI-IV secolo a.C., del quale si ignora il nome antico, considerato il principale centro dell'Etruria padana a nord del Po fra il VI e il V secolo a.C. Fondato verso il 540 a.C. su una penisola del lago formato dal Mincio, fu per un secolo e mezzo un porto fluviale e un centro di scambi fra i porti adriatici di Adria e Spina, le popolazioni dell'Italia settentrionale e i Celti d'oltralpe, come attestano le migliaia di frammenti di ceramica attica e di anfore greche e le fibule di tipo golasecchiano, retico, hallstattiano e La Tène; fu abbandonato agli inizi del IV secolo a.C., in coincidenza con le invasioni galliche. Il suo rapporto con la vicina Mantova etrusca è discusso: per Raffaele Carlo de Marinis, direttore degli scavi, la città fu fondata solo dopo l'abbandono del Forcello, mentre per Elena Maria Menotti era già attiva dal VI secolo.

Il sito e l'ambiente antico

Il Forcello è un dosso allungato, lungo circa un chilometro in direzione nord-nord-ovest/sud-sud-est, che si trova dentro la valle scavata dal Mincio, presso la scarpata che la separa dal livello fondamentale della pianura; la sua modesta sommità, a 16,6 metri sul livello del mare, è separata a ovest dall'orlo del paleoterrazzo da un avvallamento largo un centinaio di metri e a est è circondata dalle bassure fluviali, così che in antico doveva emergere dalle acque del fiume come una penisola o forse un'isola. La valle era stata incisa dal fiume nel Tardoglaciale; nell'età del bronzo, quando il Po spostò verso nord il proprio corso fino a sbarrare la foce del Mincio, nel fondovalle si formarono paludi e poi un lago naturale, il cosiddetto lago di Bagnolo, esteso da Pietole a Bagnolo San Vito e forse fino alla foce, che divenne presto navigabile; fra l'VIII e il VI secolo a.C. le acque del lago lambivano il dosso e sulla sponda fu costruito un approdo per le imbarcazioni che risalivano il Po dall'Adriatico. Un lago fra Mantova e Bagnolo è documentato da Livio per il 214 a.C. e da numerosi documenti medievali, e sopravvisse alle opere idrauliche di Alberto Pitentino del 1188-1190, alle arginature del Po e del basso Mincio e alle bonifiche fino al XVII secolo. …

Storia delle ricerche

La letteratura archeologica dell'Ottocento ignora quasi del tutto il Forcello. Nel 1873 Attilio Portioli suggeriva di lasciar perdere Mantova e di scavare invece sulle alture che circondano il lago, fra Rivalta e Bagnolo; lo stesso anno Enrico Paglia vi trovò uno scheletro con vasi grossolani, mentre a due metri di profondità venne alla luce un aryballos intatto di vetro policromo, blu con zig-zag gialli e azzurri, che il proprietario del terreno, il dottor Berla, donò al Museo Patrio di Mantova; nel 1875 Paglia e Berla raccolsero cocci, vetri e ossa in quella che chiamavano "terramara del Forcello". Dopo un cenno di Albert Grenier nel 1912 sui vasi greci e le fibule Certosa del Mantovano, per oltre mezzo secolo non si parlò più del sito, mentre le arature continuavano a intaccare il deposito, che comincia subito sotto il terreno agrario. La scoperta si deve alle raccolte di superficie di appassionati locali, negli anni sessanta e settanta del Novecento, in concomitanza con le arature profonde: soprattutto Dino Zanoni di Mantova, Amilcare Riccò di Bagnolo e Gualberto Storti di Pietole.

Fra il 1980 e il 1983 la Soprintendenza archeologica della Lombardia fece eseguire dalla Fondazione Lerici 257 carotaggi, a maglia di 20 o 40 metri, su 19 ettari, per delimitare l'area di interesse e misurare la potenza del deposito, e prospezioni geofisiche su quasi sei ettari; nell'aprile 1981 fu aperto il primo sondaggio. La scoperta scientifica avvenne allora: de Marinis riconobbe nel Forcello un abitato etrusco, il primo individuato oltre il Po, e lo scrisse nel rapporto di scavo pubblicato su Studi Etruschi nel 1982; nel maggio 1982 il Corriere della Sera ne diede notizia in prima pagina, e il clamore portò allo stanziamento dei fondi per le due ampie campagne del 1983 e del 1985. Già nel settembre 1982 Martin Carver, allora direttore dell'unità di archeologia sul campo dell'Università di Birmingham, verificò con una trincea di 43 metri la natura del limite nord-occidentale, dove le prospezioni avevano mostrato una netta discontinuità, e mise in luce il terrapieno; nell'ottobre dello stesso anno fu aperto lo scavo nei settori V-W 10-11, nella parte meridionale, poi non più proseguito dopo il 1985 per concentrare le forze su una sola area. …

L'abitato

Nell'area centrale sono state riconosciute nove fasi insediative, indicate con le lettere da A (la più recente) a I (la più antica), comprese fra il 540 a.C. circa e il 380-375 a.C. La data di fondazione è dedotta dalle ceramiche del terzo quarto del VI secolo trovate nel riempimento del canale fra le case della fase F e dalle fasi H e I, ormai vicine allo sterile. In un arco di circa 150-160 anni l'area scavata cambiò più volte destinazione: in sette fasi (I, G, F, D, C, B, A) vi sorsero case, in due (H ed E) vi lavorarono all'aperto gli artigiani del metallo.

La fase H (525-520 a.C. circa) è documentata da un'area artigianale all'aperto; verso il 520 a.C. vi fu costruita un'ampia abitazione (G I), smantellata dopo una decina d'anni e sostituita, su un riporto di limo sabbioso sterile spesso da 12 a 20 centimetri, dalle case della fase F. La breve durata della fase G e l'innalzamento del piano abitativo sono stati messi in relazione con la prima esondazione, che entro la fine del VI secolo superò il terrapieno senza danneggiare le case. Sulla fase F, di fine VI secolo a.C., si sa più che su ogni altra: un incendio distrusse le case e, anziché sgomberare le macerie, gli abitanti le coprirono con uno strato di argilla pura, spesso da 20 a 70 centimetri, che ha lasciato i materiali dove erano caduti. Sul riporto argilloso si impiantò una nuova area artigianale (fase E, inizi del V secolo), poi un'abitazione a tre vani (fase D, 490-470 a.C. circa) e quindi la casa della fase C (470-450 a.C. circa), anch'essa distrutta da un incendio. Un cratere attico del Pittore del Frutteto, databile fra il 470 e il 460 a.C., rinvenuto nel livello d'incendio della cosiddetta Casa dei Velna, ha fornito un punto fermo per la datazione di questa fase. Le ultime fasi, A e B (450-380 a.C. circa), sono note soltanto da strutture in negativo, perché i piani d'uso sono stati asportati dai lavori agricoli. La ceramica attica, presente in tutte le fasi, e le fibule di tipo golasecchiano, retico, hallstattiano e La Tène fanno del Forcello un punto di riferimento per le datazioni incrociate fra le cronologie dell'Italia settentrionale e dell'Europa centrale. …

Le iscrizioni

Il Forcello fu riconosciuto come centro etrusco dapprima per la cultura materiale, e in primo luogo per la ceramica da mensa, identica a quella dell'Etruria padana, e per l'abbondanza delle importazioni greche, senza riscontro nelle culture non etrusche dell'area; ben presto le iscrizioni impresse o graffite sui vasi hanno dimostrato che gli abitanti scrivevano e parlavano etrusco. Il Forcello ha restituito circa la metà delle cinquanta iscrizioni vascolari etrusche del Mantovano, e sono le più antiche, del VI e V secolo a.C.; le altre, del IV e III secolo, vengono dal Castellazzo della Garolda e da Mantova. Solo una decina è integra o quasi, il resto è frammentario. Sono per lo più graffite sotto il piede di ciotole e, meno spesso, sul fondo di vasi attici a vernice nera, e dichiarano il possesso con il nome del proprietario al genitivo, talvolta preceduto da mi, "io". La scrittura corre da destra a sinistra e le norme grafiche, il k per la gutturale e il tsade per il possessivo, rimandano all'Etruria settentrionale, a Volterra, Fiesole, Arezzo e Chiusi, come nelle coeve iscrizioni di Spina, Adria, Felsina e del Reggiano: la koinè padana è documentata anche dalla scrittura. …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Parco archeologico del Forcello».

Come arrivare

Mantova FrassineTreno, la più vicina
4,5 km in linea d’aria
Parco archeologico del ForcelloVia Forcello, 3 San Biagio di Bagnolo San Vito
Aeroporto Valerio Catullo di Verona-Villafranca32,1 km

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Domande frequenti

Dove si trova Parco archeologico del Forcello?

Parco archeologico del Forcello si trova nel comune di Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova (Lombardia), all'indirizzo Via Forcello, 3 San Biagio di Bagnolo San Vito. Coordinate: 45.11000, 10.83500.

Cosa vedere vicino a Parco archeologico del Forcello?

Nei dintorni si trovano: Museo virgiliano (a 1,4 km), Forte di Pietole (a 2,5 km), Parco Museo Virgilio (a 2,5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 1 foto
  1. Po River Levee - Bagnolo San Vito, Mantua, Italy - November 16, 2018 — Giorgio Galeotti, CC BY 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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