Foto: sailko, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Villa / Palazzo storico
Palazzo Ximenes da Sangallo
- Nel Centro storico di Firenze, patrimonio UNESCO
In breve
- Coordinate
- 43°46′33″ N, 11°15′58″ E
Storia e descrizione
Il palazzo Ximenes-da Sangallo o Panciatichi-Ximenes si trova in Borgo Pinti 68, all'angolo con via Giusti, a Firenze.
Storia
I celebri fratelli Giuliano e Antonio Giamberti, detti poi "da Sangallo", acquistarono un primo pezzo di terra su questa via nel 1490, altri nel 1491 e nel 1497, dai monaci cistercensi dell'attuale Santa Maria Maddalena de' Pazzi, per costruire la loro abitazione, che progettarono essi stessi. Nel catasto del 1498 già figura una casa appartenente a Giuliano. Giorgio Vasari racconta di come in questo palazzo, edificato dal 1498, i due fratelli "condussero in Fiorenza nelle lor case una infinità di cose antiche di marmo bellissime...", facendo del palazzo una sorta di museo personale, pari a quelli dei potenti signori che servirono nella loro vita; vi figuravano statue antiche e moderne e dipinti di celebri artisti quali Sandro Botticelli e Antonio del Pollaiolo. L'edificio originario aveva una base pressoché quadrata, con un ampio orto annesso, lungo circa il doppio di quello attuale.
La zona dopotutto era nel Cinquecento abitata da molti artisti, per la sua vicinanza con l'Accademia delle arti del disegno, che allora si riuniva nella basilica della Santissima Annunziata presso la cappella di San Luca. Vi vissero Pontormo (in via della Colonna), Perugino (in Borgo Pinti), Andrea del Sarto (in via Giusti), il Cellini (ina via della Pergola), Federico Zuccari (Palazzo Zuccari), il Giambologna (a palazzo Bellini delle Stelle), ecc.
Tuttavia della prima costruzione dei Sangallo nulla sembra restare oggi.
I loro discendenti continuarono ad abitare il palazzo ma la collezione venne via via dispersa per incuria, fino alla cessione del palazzo nel 1603 al portoghese Sebastiano Ximenes d'Aragona, la cui famiglia di origine ebraica aveva accumulato una cospicua fortuna con i commerci con le Americhe e si era trasferita a Firenze dalla seconda metà del Cinquecento. Sebastiano avviò ingenti investimenti nel Granducato di Toscana e ricevette in dono da Ferdinando I de' Medici il feudo di Saturnia con il titolo di marchese, oltre a diverse cariche pubbliche, come quella di senatore nel 1625. Sua moglie fu Caterina, figlia di Raffaello de' Medici, il marchese di Castellina appartenente a un ramo secondario della prestigiosa famiglia fiorentina. …
Descrizione
La facciata, con due piani di grandiose proporzioni interrotti da altrettanti mezzanini per cinque assi complessivi, risale all'intervento seicentesco del Silvani. Un portale incorniciato dal bugnato in pietra serena è affiancato ai lati da due coppie di finestre inginocchiate con timpani spezzati, sopra le quali si trovano le semplici aperture a riquadro del mezzanino; al piano nobile si apre una terrazza (non poggiante sul portale, come in altri palazzi progettati dal Silvani), e quattro finestre con architrave sporgente, sottolineate da una cornice marcapiano all'altezza dei davanzali. Campeggia sopra la porta-finestra della terrazza un grande stemma degli Ximenes (di rosso, a due spade basse decussate d'argento guarnite d'oro, poste in mezzo a due colonne d'oro, ciascuna cimata da un giglio dello stesso). Peculiari sono le due grandi lanterne che pendono accanto al portale centrale.
Al piano terra dopo l'androne si trova un cortile decorato al centro un Ercole che lotta contro il leone, forse di Giovanni Baratta; ai lati si trovano un Apollo e una Diana. Sul lato est una loggia molto ampia separa il palazzo dal giardino. Sul giardino il palazzo presenta una sfarzosa apertura a serliana.
L'atrio fu decorato da due scale simmetriche nel 1702, dal complesso disegno curvilineo spezzato, e da un soffitto a cornici tipicamente rococò. Dai due portali laterali si accede agli scaloni per i piani superiori.
Al piano nobile si trovano alcuni ambienti di grande suggestione, come il vasto Salone da Ballo, decorato da stucchi e da grandi quadrature con affreschi di rovine. Vicina si trova una sala che dà sul cortile, con un soffitto affrescato con scene mitologiche. Per la presenza degli stemmi dei Panciatichi e Ximenes la decorazione di questa sala dovrebbe risalire alla prima metà dell'Ottocento, quando due componenti delle due famiglie si unirono in matrimonio. Vi si trovano alcune riproduzioni di dipinti come il famoso ritratto di Lucrezia Panciatichi di Agnolo Bronzino.
Il giardino ha tratti ottocenteschi "all'inglese", con una grande aiuola centrale attorno alla quale girano vialetti in ghiaia asimmetrici, che aprono vari scorci sul palazzo. In un'aiuola si trova una piccola meridiana solare.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo Ximenes da Sangallo».
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Come arrivare
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Domande frequenti
Dove si trova Palazzo Ximenes da Sangallo?
Palazzo Ximenes da Sangallo si trova nel comune di Firenze, in provincia di Firenze (Toscana). Coordinate: 43.77590, 11.26607.
Cosa vedere vicino a Palazzo Ximenes da Sangallo?
Nei dintorni si trovano: Ex-monastero di San Silvestro (a 100 m), Teatro Umberto I (a 100 m), Palazzo Strigelli (a 100 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- Palazzo ximenes panciatichi da sangallo 01 — sailko, CC BY-SA 3.0
- Palazzo panciatichi ximenes da sangallo 01 — User:sailko, CC BY 2.5
- Palazzo ximenes panciatichi da sangallo 02 — sailko, CC BY-SA 3.0
- Palazzo ximenes panciatichi da sangallo, facciata sul giardino — sailko, CC BY-SA 3.0
- Palazzo Ximenes panciatichi da sangallo, retro 01 — sailko, CC BY 2.5
- Palazzo Ximenes panciatichi da sangallo, serliana — sailko, CC BY 2.5
- Borgo pinti 68, palazzo ximenes da sangallo 01 — Sailko, CC BY 3.0
- Borgo pinti 68, palazzo ximenes da sangallo 04 balconcino — Sailko, CC BY 3.0
- Via giusti 9, lato di palazzo ximenes da sangallo 01 — Sailko, CC BY 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze