Foto: Paolo Borsato/MUCGT, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons
Museo
Museo etnografico trentino San Michele
Museo di San Michele all'Adige
In breve
- Tipo
- Museo
- Fondatore
- Giuseppe Šebesta
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 46°11′39″ N, 11°08′03″ E
- Indirizzo
- Via Edmund Mach, 2
Storia e descrizione
Il METS - Museo etnografico trentino San Michele (in sigla METS), precedentemente noto come Museo degli usi e costumi della gente trentina (in sigla MUCGT), è un museo etnografico con sede a San Michele all'Adige, in provincia di Trento.
È considerato, sotto il profilo della tecnologia popolare, il più importante d'Italia e tra i più significativi d'Europa.
Storia dell'edificio
Il museo si trova nell'ex monastero San Michele, tenuto dai canonici agostiniani regolari, ultimo baluardo meridionale del monachesimo tedesco. Il convento collocato presso l’antica confluenza del torrente Noce e fiume Adige era stato fondato negli anni 1144/45 dai conti di Appiano, con l'assistenza del vescovo di Trento Altemanno, parallelamente all'istituzione dei conventi dei canonici regolari di Novacella presso Bressanone e di Santa Maria in Au presso Bolzano. Dagli Appiano, infatti, la prepositura agostiniana ricavò il proprio emblema araldico, che ancora oggi vediamo anche sullo stemma del comune di San Michele: la mezzaluna e la mezza stella.
Nel cortile del monastero si trova un curioso gioco enigmistico affrescato del 1516, dedicato alla visita dell’imperatore Massimiliano I d'Asburgo. Di lui, a partire dalla lettera 'M' centrale, è possibile leggere il nome MAXIMILIANUS non meno di 143 volte. A quell’epoca, la residenza prelatizia, con le sue eleganti logge rinascimentali, aveva raggiunto un aspetto non dissimile dall’attuale. Più tarde, sei-settecentesche, sono la sistemazione della chiesa arcipretale, con la splendida facciata barocca, l’ala settentrionale del monastero, con i suoi massicci torrioni cilindrici.
In concomitanza dell’invasione napoleonica del Tirolo, i canonici furono costretti ad allontanarsi dal monastero, permettendo così la spoliazione dell’edificio da parte degli ussari e dei paesani.
Nel 1807 si decretò lo scioglimento del monastero, che nel 1868 venne acquistato dalla Dieta tirolese. A partire dal 1874 divenne sede dell'Istituto agrario, sotto la guida di Edmund Mach. L’Istituto divenne presto baluardo di un’agricoltura scientificamente fondata, al passo con i tempi, tanto sotto il profilo agronomico, tanto sotto quello socio-economico.
Infine, nel 1968 e dopo un intenso triennio di lavoro, grazie al trasferimento dell’Istituto agrario e all’intuizione museografica di Giuseppe Šebesta, l’edificio diventa sede del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina.
Il Museo
Il Museo concretizza le idee del fondatore in un ricco percorso espositivo che attraversa ben 43 sale, snodandosi dal basso verso l'alto in senso elicoidale e articolandosi su 5 livelli, in 25 diverse sezioni, con un patrimonio di più di 13.000 oggetti di cui circa la metà esposti, tra i quali spiccano quattro grandi macchine idrauliche originali: il mulino, la fucina, la noria e la segheria veneziana.
L’idea di base è quella di distinguere nella realtà contadina tradizionale alcune filiere tecnologiche ben definite, denominate appunto “canali chiusi”, e di rappresentarle nel Museo collocando strumenti e manufatti nell’ordine stesso in cui essi occorrono all’interno di una data sequenza colturale o tecnologica. A loro volta, questi temi sono organizzati in una gerarchia razionale, che segue le caratteristiche strutturali dell’edificio: le attività legate all’agricoltura si trovano al pian terreno, l’artigianato ai piani intermedi, la socialità e il simbolico al piano elevato. La struttura risulta così essere quella di un’elica ascendente.
Il Museo si distingue per l'attenzione dedicata al sistema agrosilvopastorale della montagna trentina: un sistema che tradizionalmente integrava la coltura dei cereali a un’attenta gestione delle risorse boschive e all’allevamento ovi-bovino. Il territorio era suddiviso in fasce colturali a seconda dell’altitudine: in fondovalle si trovava il paese con le attività produttive, gli orti e i campi coltivati a seminativo; a mezzacosta il terreno era suddiviso tra il coltivato e il prato, il cosiddetto maggengo; più in alto era il bosco da cui poter ricavare legna da ardere, legname da opera e prodotti secondari; in alto lo spazio si apriva ai pascoli d’alta quota, dove nel periodo estivo si portavano gli animali nelle malghe.
Alcune sale sono dedicate all’economia di tipo migratorio tipica delle montagne. Tradizionalmente anche in Trentino, una parte importante degli uomini abili si allontanava stagionalmente dalle valli per andare a proporre altrove il proprio mestiere: segantini, arrotini, calderai, pittori, venditori di stampe.
Percorso espositivo
Dopo la prima sala, in cui campeggia un diorama che rappresenta un tipico paese trentino, circondato da campi, prati, boschi e pascoli, si apre la grande sala dedicata all’agricoltura, suddivisa in tre sezioni relative al prato, al campo e all’orto. Qui troviamo tutti gli attrezzi necessari alla fienagione (la falce fienaia, rastrelli, coti e portacoti), alla coltivazione del campo (zappe, sarchi, aratri simmetrici e voltorecchio, erpici), alla mietitura e alla trebbiatura dei cereali (falcetto, falce messoria, correggiato, crivello, vaglio e mulinello da grano). L’orto è proposto in una vecchia vasca circondata da un’ampia selezione di contenitori realizzati ad intreccio.
Per farne farina, i cereali trebbiati e puliti venivano portati al mulino; lungo i corsi d’acqua del Trentino se ne contavano poco meno di un migliaio. Il mulino ad acqua ricostruito in sala risale al 1828 e proviene da Faver in val di Cembra. L’orzo esigeva una lavorazione differente e quindi, accanto alla macina per i cereali, troviamo una grande pila a percussori su base in pietra e una molazza per effettuare la pilatura. Chiude la collezione una serie di stai e setacci.
La sala contiene la ricostruzione di una piccola fucina con le attrezzature fondamentali: un maglio risalente al 1814, azionato da una ruota idraulica a pale, una forgia, una tromba idroeolica e una vasca per la tempera. Al centro, un ceppo regge l’incudine, circondata da una serie di tenaglie e martelli; nelle vetrine, le sequenze di lavorazione di una scure, una vanga, un sarchio e un piccone.
La chioderia era la fucina in cui si producevano chiodi, bullette o brocche per le suole delle scarpe. Si trattava di laboratori costituiti da piccoli fabbricati con uno o più focolari attorno ai quali erano sistemate delle incudini, numerosi nella valle di Ledro dalla fine del Settecento.
Nella corte troviamo un attrezzo fondamentale per la mascalcia: un travaglio per ferrare i buoi; nella sala è ricostruita una stalla tradizionale risalente alla fine dell’Ottocento e proveniente da Someda (Moena), che si caratterizza per l’impiantito in legno e gli avvolti a botte; non mancano lo stallotto per il maiale e il condotto del fieno. …
Ricerca
Il Carnival King of Europe è un progetto di ricerca patrocinato dal Programma «Cultura» dell'Unione europea, con lo scopo di "portare alla luce le importanti somiglianze che si possono osservare tra aspetti specifici dei Carnevali e dei riti di fertilità invernali in diverse aree dell'Europa".
Partito nel 2007, dal 2013 è autofinanziato dal METS - Museo etnografico trentino San Michele. Coinvolge musei ed istituti etnografici di vari paesi europei.
In una prima fase (2007-2009) hanno aderito Francia, Italia, Croazia, Macedonia e Bulgaria; in una seconda (2010-2012) Spagna (Paesi Baschi), Polonia, Slovenia e Romania, mentre si è registrata la defezione della Francia; in una terza (2013-in corso), coordinata dal Museo, ha coinvolto Belgio (Vallonia), Svizzera (Canton Appenzello Esterno), Austria (Tirolo, Salisburghese, Carinzia e Stiria) e Grecia (Macedonia).
Il 15 maggio 2017, il progetto ha ricevuto in Finlandia il Premio del patrimonio culturale dell'Unione europea assegnato da Europa Nostra.
La pratica plurisecolare della pastorizia in valle di Fiemme, in particolare sul monte Cornon, ha lasciato migliaia di scritte, realizzate dai pastori con un’ocra rossa reperita nelle miniere della zona. Le scritte raffigurano iniziali, sigle, date, nomi, simboli, conteggi del bestiame, figure di uomini, di animali, immagini sacre, messaggi di saluto e brevi annotazioni diaristiche. In totale sono state rilevate 2730 pareti con almeno un'iscrizione e catalogate 47700 scritte. L'attività scrittoria desumibile dalle scritte si colloca dal punto di vista cronologico tra la seconda metà del Quattrocento e la prima metà del secolo scorso, ovvero fino al tramonto della società tradizionale. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Museo etnografico trentino San Michele».
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Domande frequenti
Dove si trova Museo etnografico trentino San Michele?
Museo etnografico trentino San Michele si trova nel comune di San Michele all'Adige, in provincia di Trento (Trentino-Alto Adige), all'indirizzo Via Edmund Mach, 2. Coordinate: 46.19430, 11.13410.
Quanto costa l'ingresso a Museo etnografico trentino San Michele?
L'ingresso è a pagamento. Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.
Cosa vedere vicino a Museo etnografico trentino San Michele?
Nei dintorni si trovano: Prepositura agostiniana di San Michele all'Adige (a 100 m), Castel Monreale (a 1,8 km), Palazzo Firmian (a 2,8 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 9 foto
- MUCGT — Paolo Borsato/MUCGT, CC BY-SA 4.0
- Cortile del Museo — Carlottanicolini, CC BY-SA 4.0
- 44-riti-maschere — Laura Gasperi/MUCGT, CC BY-SA 4.0
- Affresco Maximilianus — Mario Viola/MUCGT, CC BY-SA 4.0
- CortileMUCGT — Laura Gasperi/MUCGT, CC BY-SA 4.0
- Festival dell'Etnografia 2016 — Archivio MUCGT, CC BY-SA 4.0
- Monte Cornon Val di Fiemme — Laura Gasperi/MUCGT, CC BY-SA 4.0
- MUCGT - OSM 2017-06-01 — OpenStreetMap contributors, CC BY-SA 2.0
- MucgtAgricoltura — Laura Gasperi/MUCGT, CC BY-SA 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze