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Museo

Museo civico Raffaele Marrocco

Museo a Piedimonte Matese

Piedimonte Matese (CE), Campania

Indicazioni

In breve

Tipo
Museo
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
41°21′29″ N, 14°22′33″ E
Indirizzo
Largo San Domenico, 81016 Piedimonte Matese

Storia e descrizione

Il museo civico Raffaele Marrocco è un museo di Piedimonte Matese in provincia di Caserta.

Il museo

Il complesso conventuale domenicano dove ha sede il museo fu fondato negli ultimi anni del XIV secolo ai piedi del borgo di San Giovanni. La struttura fu inserita nei pressi del tessuto urbano in ottemperanza alle intenzioni dell'ordine di essere partecipe alla vita cittadina: due bolle papali di Bonifacio IX databili tra il 1389 e il 1404, testimoniano l'interesse di far approdare nel territorio pedemontano l'ordine di san Domenico di Guzmán.

Il convento e la chiesa furono edificati tra il 1394 e il 1414 per iniziativa di Sveva Sanseverino, moglie di Giacomo II Caetani dell'Aquila e signora di Piedimonte, pronipote di san Tommaso d'Aquino, santo al quale essi furono intitolati.

Nel 1414 il convento e la chiesa furono affidati all'ordine dei domenicani che vi rimasero fino al 1809, anno in cui il monastero fu soppresso. Successivamente il convento fu adibito a sottintendenza borbonica e, poi, a sottoprefettura del Regno d'Italia. Nel 1905 fu destinato a edificio scolastico e ulteriormente ampliato una ventina di anni più tardi.

A partire dai primi anni del Novecento, un ampio settore del complesso conventuale ospita il civico Museo Alifano, oggi ribattezzato Museo Civico "Raffaele Marrocco" in onore del suo fondatore. Marrocco, che è morto nel 1949, fu un protagonista della vita culturale della sua città per tutta la prima metà del Novecento. Dipendente comunale, giornalista e scrittore di storia locale, mise la sua passione e la sua cultura classica al servizio dell'archeologia per quasi un quarantennio. Nel 1912 fu nominato regio ispettore onorario dei monumenti e scavi di Piedimonte e dal 1913 fu direttore del civico museo campano-sannita che solo nel 1926 assunse il nome di museo Alifano. Incrementò notevolmente la collezione archeologica comunale, custodita nel museo da lui fondato, grazie ad acquisti e donazioni. La collezione crebbe a tal punto che l'originaria ma angusta sede del museo, in via Ercole d'Agnese, venne ben presto abbandonata; esso fu trasferito negli ampi locali dell'ex convento del Santissimo Salvatore, dove rimase fino al 1927, anno in cui fu trasferito nell'attuale sede.

Nel 1953 il museo fu arricchito da una nuova sala lapidaria e dalla Bibliotheca Scriptorum loci dove furono raccolti i libri scritti dagli autori locali. …

Il chiostro maggiore

Il chiostro maggiore è arricchito da affreschi datati tra il XVI e il XVII secolo. Sono presenti figurazioni ad affresco definite tecnicamente grottesche. Si tratta di un genere pittorico in voga nel corso del tardo Rinascimento, ispirato agli ornamenti degli edifici dell'antica Roma, riscoperti proprio in quegli anni. Le grottesche consistono nella combinazione di figure umane, animali, fantastiche o mostruose, che si intrecciano a motivi vegetali e forme geometriche, generando soggetti complessi e di difficile interpretazione che appartengono, in genere, alla sfera mitologica e allegorica.

Il chiostro, con la consueta struttura quasi quadrata, è scandito da 21 pilastri in muratura con copertura a crociera, sorretta da semplici e nudi pilastri, sormontati da archi gotici acuti, nelle cui vele sono state riportate alla luce nel 2008, dopo un restauro, ricche decorazioni ad affresco ritoccate a tempera. Si tratta di un complesso di opere d'arte valutabile all'incirca in 600 m² e composte da paesaggi, allegorie e decorazioni a grottesche.

Lungo le pareti si snodano, invece, le raffigurazioni agiografiche dove sono rappresentati soprattutto scorci della vita domenicana.

Il braccio di nord-ovest è quello al quale si accede dall'ingresso del museo. Sul lato sinistro sono rappresentati i 12 segni zodiacali, fatta eccezione per il segno dell'Acquario ormai non più visibile, divisi in base alle stagioni di appartenenza che, a loro volta, sono personificate da immagini. Sulla destra sono presenti, invece, le allegorie dell'Aria, dell'Acqua e del Fuoco. una quarta figura rappresenta una giovane con calzari dorati e un piccolo gonnellino. …

Epigrafi

All'interno del museo sono presenti diverse epigrafi di epoca romana rinvenute tra la città di Alife e quella di Telesia.

L'epigrafia è la scienza che studia le iscrizioni incise su materiale durevole, come ad esempio pietra, marmo, gemme e metalli; tale scienza cerca di capire ed interpretare il testo delle iscrizioni e di porle in un determinato contesto storico. È possibile individuare la datazione esatta di ciascuna epigrafe prendendo come riferimento il carattere, la forma dei segni divisori, la presenza dei consoli eletti in quel determinato anno, l'imperatore in carica e così via. L'epigrafe permette di ricostruire tasselli importanti della storia antica.

Talvolta alcune epigrafi risultano mutile, vale a dire che una parte del testo è mancante; a causa di queste lacune risulta spesso impossibile o quanto meno difficile risalire al personaggio citato o alla datazione esatta dell'iscrizione; in altri casi invece è comunque possibile ricostruire in maniera precisa il contesto storico.

Esistono vari tipi di epigrafi, tra queste le più comuni sono quelle funerarie o sepulcrares. Tali iscrizioni riportano generalmente il nome del defunto, il suo patronimico, indispensabile per l'identificazione del personaggio, la data della sua morte e talvolta è presente anche l'età. In questo genere di epigrafe si trova solitamente la formula D.M., ossia Dis Manibus, posta prima dell'iscrizione e che letteralmente significa agli dei mani, divinità dell'oltretomba. Un esempio di epigrafe funeraria contenuta all'interno del museo è quella rivolta a Titia Felicitas da parte del marito Seppius Fortunatus. Il testo è integro ad esclusione della prima riga, compromessa da una sfaldatura superficiale. La scrittura è una capitale epigrafica ben rifinita e dal modulo costante; è da datarsi intorno al I secolo.

Oltre alle epigrafi sepolcrali esistono anche quelle sacre, quelle di confine dette terminales, le instrumenta, le iscrizioni giuridiche, quelle relative alle opere pubbliche e quelle commemorative, come ad esempio l'epigrafe dedicata al senatore Fabius Maximus che aveva fatto ricostruire le terme di Ercole, probabilmente site nelle campagne limitrofe alla città di Alife. …

Mostra archeologica

Accedendo al chiostro minore, arricchito da manufatti antichi e caratterizzato dalle grotte sul lato destro, è possibile accedere alla mostra archeologica sui sanniti inaugurata il 16 giugno del 2013. La mostra, intitolata “Gens fortissima Italiae: i sanniti nel territorio di Piedimonte Matese”, offre un'ampia gamma di reperti rinvenuti in gran parte durante gli scavi sul monte Cila.

Le prime fasi del popolamento umano, attestato finora nell'odierno territorio della città di Piedimonte Matese, risalgono al neolitico (VI-IV millennio a.C.). Meglio documentato risulta invece l'eneolitico (IV-III millennio a.C.), molti reperti, poi, indicano una forte attività manifatturiera anche nell'età del bronzo e in quella del ferro.

A partire dall'età del ferro (IX-VIII sec. a.C.) queste zone furono popolate da genti che, grazie alle fonti antiche, sono state identificate come i sanniti pentri. Forse già intorno alla fine del IV secolo a.C. le genti qui stanziate entrarono nella cittadinanza romana senza diritto di voto (civitas sine suffragio).

I reperti, contenuti all'interno della mostra, provengono principalmente dalle necropoli; le indicazioni più significative relative a questi contesti del territorio di Piedimonte Matese, riguardano in particolar modo il monte Cila dal quale provengono numerosi reperti, presumibilmente riferibili a sepolture databili tra il VII e il IV-III secolo a.C. Le tombe sono di tipo a fossa, spesso con copertura in pietra. Al loro interno sono stati rinvenuti arredi funerari e monili di varia natura. Nelle sepolture femminili sono stati ritrovati gioielli in bronzo, tra cui bracciali e collane di ottima manifattura; interessante il rinvenimento delle cosiddette fibule, ossia le spille che le donne sannite utilizzavano per sostenere il peplo, la classica tunica avvolta intorno al corpo. Il corredo funerario maschile, invece, è costituito soprattutto da armi e armature. I sanniti, come riportano anche le fonti antiche, erano un popolo di guerrieri: il corredo bellico comprende punte di spade, cinturoni e fibbie in bronzo.

La collezione offre un gran numero di vasi e contenitori neri a figure rosse che ricordano le tecniche di lavorazione greca. Le raffigurazioni sono di tipo conviviale e ritraggono personaggi sanniti nella loro quotidianità. Notevole la presenza di statuette fittili votive rinvenute nelle necropoli, che ritraggono divinità, e la riproduzioni di parti anatomiche, anch'esse legate al culto.

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  1. 1927Apertura

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Museo civico Raffaele MarroccoLargo San Domenico, 81016 Piedimonte Matese

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Domande frequenti

Dove si trova Museo civico Raffaele Marrocco?

Museo civico Raffaele Marrocco si trova nel comune di Piedimonte Matese, in provincia di Caserta (Campania), all'indirizzo Largo San Domenico, 81016 Piedimonte Matese. Coordinate: 41.35815, 14.37584.

Cosa vedere vicino a Museo civico Raffaele Marrocco?

Nei dintorni si trovano: Anfiteatro romano di Alife (a 5 km), Allifae (a 5 km), Castello di Gioia Sannitica (a 8,5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 1 foto
  1. MuseoCivicoMarrocco — MS, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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