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Museo, 1866
Museo archeologico regionale Antonino Salinas
Museo archeologico a Palermo
In breve
- Tipo
- Museo
- Epoca
- Età contemporanea, 1866
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 38°07′15″ N, 13°21′36″ E
- Indirizzo
- Piazza All'Olivella, 24, 90133 Palermo
Storia e descrizione
Il Museo archeologico regionale "Antonino Salinas" è un museo che ha sede a Palermo. Possiede una delle più ricche collezioni archeologiche d'Italia e testimonianze della storia siciliana in tutte le sue fasi, che vanno dalla preistoria al medioevo. Al suo interno sono conservati i reperti e manufatti dei popoli che hanno determinato la storia dell'isola: fenici, punici, greci, romani e bizantini, ma anche manufatti di altri popoli come gli egizi e gli etruschi. Vi è conservata la Pietra di Palermo, un'importante testimonianza della storia dell'Antico Regno egiziano.
Nato nel 1814, è stato museo nazionale fino al 1977, ed è dedicato ad Antonino Salinas, celebre archeologo e numismatico palermitano, che lo diresse dal 1873 fino alla morte nel 1914.
Storia del Museo
Un primo nucleo del museo nasce nel 1814 come museo dell'università di Palermo nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe ed era composta da donazioni di opere di diverse collezioni private appartenenti a nobili palermitani, cui si aggiunsero opere archeologiche provenienti da scavi campani, donate dai Borbone-Due Sicilie.
Tra i vari contributi il più significativo fu certamente quello di Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte. Nel 1823, i Borboni aggiunsero le metope arcaiche del Tempio C di Selinunte, scoperte da due architetti inglesi Samuel Angell e William Harris nel corso del loro tour attraverso la Sicilia alla ricerca di antichita classiche. Benché le autorità borboniche avessero cercato di fermarne l'attività di contrabbando di antichità, Angell e Harris continuarono il loro lavoro e cercarono di spedire i loro reperti in Inghilterra, per il British Museum. Negli echi delle spoliazioni di Lord Elgin sul Partenone di Atene nel 1812 e costituzione degli Elgin Marbles, le spedizioni di Angell e Harris furono provvidenzialmente bloccate e dirottate a Palermo dove da allora si conservano nel Museo archeologico di Palermo.
Nel luglio 1860, durante la dittatura di Garibaldi, il museo fu distaccato dall'università e posto alle dipendenze della Commissione Antichità e Belle arti, affidando la direzione al cavaliere Giovanni D'Ondes Reggio e venne incrementato con le collezioni del museo Salnitriano dei Padri Gesuiti, da una generosa donazione da parte di Girolamo Valenza consistente in pietre preziose, una collezione numismatica e circa 4000 libri e dall'acquisto della collezione del barone Antonino Astuto. Con un decreto del 1863 fu stabilito che tutti gli oggetti antichi rinvenuti negli scavi delle province di Palermo, Trapani, Girgenti e Caltanissetta fossero depositati nel "Regio Museo di Palermo". …
Complesso architettonico
La Casa dei Padri della Congregazione di San Filippo Neri, dal 1866 sede del museo, venne iniziata sul finire del XVI secolo su progetto dell'architetto Antonio Muttone e l'edificio fu completato nel XVII secolo. Il complesso monumentale include anche la chiesa di Sant'Ignazio e l'Oratorio di San Filippo Neri.
Dal 1866 al 1870 fu effettuato un importante rimaneggiamento degli spazi per la conversione in sede museale.
Rimane, come testimonianza della precedente destinazione d'uso, la splendida seicentesca cappella dei Padri Filippini con soffitti stuccati ed affrescati, ornata in legno, oro ed avorio. Durante le ristrutturazioni del 2009, in quella che era la sala ricreativa dei religiosi, è venuto fuori un soffitto ligneo con decorazioni policrome del '600, precedentemente occultato da una copertura ottocentesca.
Nel marzo del 2018 viene inaugurato il nuovo spazio ricavato nella terza corte del convento, denominato "agorà", dove sono esposte le 17 gronde leonine del tempio di Himera e la grande maschera della Gorgone del tempio C di Selinunte.
L'ala, ricavata nella terza corte del convento, fu nel XIX secolo coperta ed utilizzata come spazio di servizio per le carrozze e successivamente per l'esposizione dei grandi mosaici di epoca romana.
La corte, oggi dotata di una copertura di vetro e acciaio, è utilizzata anche come spazio polifunzionale per convegni, esposizioni temporanee, prestazioni artistiche e concerti.
Una parte del pavimento dall'agorà è stata coperta con una lastra di vetro per poter rendere visibile l'antico selciato sottostante ancora esistente.
Il 28 giugno del 2018 è stato inaugurato al piano terra il Caffè Concettuale che comprende un punto d'accoglienza, libreria, caffetteria e zona Wi-Fi.
Il museo
Il museo offre una sezione dedicata ai reperti rinvenuti durante gli scavi subacquei: materiali che facevano parte del carico delle navi, ancore di pietra, ceppi di piombo, lucerne, anfore ed iscrizioni che vanno dalla cultura dei Punici a quella dei Romani.
Alla sezione fenicio-punica appartengono due grandi sarcofagi antropomorfi del V secolo a.C., provenienti dalla necropoli di Pizzo Cannita (Misilmeri); vi sono anche sculture di divinità fenicie e stele votive da Mozia e da Lilibeo, insieme a vasellame vitreo proveniente dall'insediamento di Monte Porcara e ad una splendida serie di edicole dipinte recanti il segno di Tanit e il caduceo.
Nella sezione archeologica di Selinunte, situata nella parte orientale dell'edificio, sono dedicate alcune sale ai templi e alle loro numerose metope con rilievi mitologici (Templi C, Y, E ed F), sculture d'età arcaica e classica, la Tavola Selinuntina che celebra la ricchezza della città, le stele gemine del santuario di Zeus Meilichios.
Nell'agorà con copertura a vetro sono custodite le 12 gronde leonine del lato settentrionale e le 5 del lato meridionale del tempio di Himera, risalente al 480 a.C. costruito per festeggiare la vittoria dei greci contro i cartaginesi. Una delle gronde conserva ancora tracce di colore della pittura originaria. Lo spazio ospita inoltre la ricomposizione, ricavata dai disegni del 1926 dell'archeologo Ettore Gabrici, del frontone con Gorgone del tempio C di Selinunte (il più grande gorgonèion dell'architettura greca esistente).
Altre sale raccolgono oggetti e sculture provenienti da Solunto, Megara Hyblaea, Tindari, Camarina ed Agrigento. Tra le opere di maggior rilievo artistico segnaliamo il grande Ariete di bronzo del III secolo a.C. proveniente da Siracusa, l'Eracle che abbatte la cerva, copia romana da un originale di Lisippo, ed infine una copia romana in marmo del Satiro versante di Prassitele. L'epoca romana è, invece, documentata da una collezione di sculture e da mosaici staccati dalle ville di Piazza Vittoria a Palermo, nei cui pressi era certamente collocato il foro della città romana.
I reperti delle culture preistoriche presenti soprattutto nelle grotte del territorio palermitano e, in parte di quello trapanese (Levanzo), hanno avuto spazio al secondo piano del museo, e recentemente sono state ri-sistemate, grazie all'opera e al contributo del Prof. Sebastiano Tusa.
Collezioni
Il museo è composto in parte da collezioni private acquistate dal museo o donate allo stesso nel corso dei secoli.
Si tratta della collezione più antica e primo nucleo del museo, venne acquisita nel 1814 quando Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte alla sua morte lasciò la sua collezione all'Università di Palermo che a sua volta in seguito la cedette al costituendo "Regio Museo Archeologico di Palermo".
La collezione componeva il museo dei Padri Gesuiti di Palermo (detto "Salnitriano" dal nome del fondatore Padre Ignazio Salnitro che lo fondò nel 1730) e venne accorpata alla collezione del "Regio Museo Archeologico di Palermo" in seguito all'introduzione della legge del 1866 che prevedeva la confisca dei beni ecclesiastici.
Si tratta della collezione del netino Antonino Astuto barone di Fargione, consistente in reperti greci e romani acquistati sul mercato antiquario romano dal 1760 fino al 1811 e restaurati secondo criteri neoclassici.
Alla sua morte la collezione fu in gran parte venduta al "Regio Museo Archeologico di Palermo".
La collezione che diede il nome al museo, la più numerosa con i suoi 6641 pezzi, venne ceduta al museo dallo stesso Salinas alla sua morte, avvenuta nel 1914, per mezzo di testamento. La collezione è composta da libri, manoscritti, stampe, fotografie, oggetti personali e una raccolta numismatica di circa 6000 monete.
Di grande interesse, infine, la collezione etrusca. È costituita da sarcofagi, cippi, statue-cinerarie, urne, ceramiche attiche a figure rosse e nere, bronzi e interi corredi funebri. Viene considerata la più importante collezione etrusca al di fuori della Toscana. Gli oggetti esposti provengono da Chiusi, dagli scavi effettuati nei possedimenti del conte Pietro Bonci Casuccini, il quale aveva dato vita ad una collezione di oltre diecimila pezzi, custoditi in un museo aperto al pubblico.
La collezione fu poi acquistata nel 1865 dal Regio 'Museo di Palermo' grazie all'interessamento dell'allora ministro della cultura Michele Amari
Nel 1820 fu acquisita la preziosa collezione numismatica del termitano Francesco Gandolfo. …
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Domande frequenti
Dove si trova Museo archeologico regionale Antonino Salinas?
Museo archeologico regionale Antonino Salinas si trova nel comune di Palermo, in provincia di Palermo (Sicilia), all'indirizzo Piazza All'Olivella, 24, 90133 Palermo. Coordinate: 38.12095, 13.36007.
Quali sono gli orari di Museo archeologico regionale Antonino Salinas?
Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Tu-Sa 09:00-19:00,Su 09:00-13:00; Mo off. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.
Quanto costa l'ingresso a Museo archeologico regionale Antonino Salinas?
L'ingresso è a pagamento. Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.
Museo archeologico regionale Antonino Salinas è accessibile ai disabili?
Secondo i dati di OpenStreetMap il luogo è parzialmente accessibile in carrozzina.
A quando risale Museo archeologico regionale Antonino Salinas?
La datazione indicata da Wikidata è: 1866.
Cosa vedere vicino a Museo archeologico regionale Antonino Salinas?
Nei dintorni si trovano: Porta San Giorgio (a 200 m), Porta Maqueda (a 200 m), Palazzo Branciforte (a 200 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Museoarcheosalinas — HowRapid, Public domain
- Museo archeologico regionale (Palermo) 01 — Derbrauni, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze