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Sito archeologico
Locri Epizefiri
Città della Magna Grecia e sito archeologico nel comune italiano di Locri (RC)
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Tutela
- Bene culturale italiano
- Coordinate
- 38°14′11″ N, 16°15′36″ E
Storia e descrizione
Locri Epizefiri (in greco antico Λοκροὶ Επιζεφύριοι?, Lokroi Epizephyrioi) fu una città della Magna Grecia, fondata sul mar Ionio, nel VII secolo a.C., da greci provenienti dalla Locride.
Locri Epizefiri fu l'ultima delle colonie greche fondate sul territorio dell'attuale Calabria. I coloni, giunti all'inizio del VII secolo a.C., si stabilirono inizialmente presso lo Zephyrion Acra (Capo Zefirio), oggi Capo Bruzzano, e solo più tardi si insediarono pochi chilometri a nord della città storica conservando però l'appellativo di Epizephyrioi, che significa appunto "attorno a Zephyrio".
Storia
Scrive il geografo greco Strabone su Locri Epizefiri:
Le fonti riguardo alla fondazione di Locri Epizefiri sono quindi discordanti. Secondo il passo di Strabone, qui riportato, la città fu fondata dai Locresi del golfo di Crisa, guidati dall'ecista Evante. Altre fonti, tra cui Polibio, dicono che i coloni sarebbero venuti dalla Locride Opunzia (Locride orientale) di fronte all'isola Eubea, e questa testimonianza è confermata da Eforo, con cui polemizza Strabone, e da Virgilio, che chiamò i fondatori della colonia Narici.
Altre testimonianze parlano di una provenienza dalla Locride Ozolia, sul golfo di Corinto.
Per quel che concerne la cronologia della fondazione della colonia, Pausania e Polibio la collegano alla prima guerra messenica, in una data quindi molto alta rispetto al quadro generale della grecizzazione del golfo ionico. Eusebio di Cesarea nelle Cronache indica il 673 a.C., e Girolamo, che curò la traduzione latina dell'opera di Eusebio scritta in lingua armena, colloca l'avvenimento nel 679 a.C. Secondo Strabone essa seguì di poco quella di Siracusa (734 a.C.) e di Crotone (710 a.C.), dunque sarebbe avvenuta alla fine dell'VIII secolo a.C..
Aristotele sostiene che i fondatori fossero dei servi fuggiti con le mogli dei loro padroni, impegnati con Sparta nella guerra contro i Messeni. Tale asserzione, negata più tardi da Timeo, fu confermata da Polibio che raccolse le testimonianze dirette dei discendenti locresi.
Pausania, dal canto suo, ha respinto la tesi della fondazione della colonia da parte di servi fuggiti, con tutta una serie di motivazioni ben argomentate.
Innanzitutto riferisce della tradizionale leggenda Locrese riguardo ad una spedizione ufficialmente inviata da Sparta, ai tempi del re Polidoro, per partecipare alla fondazione della colonia, in netto contrasto quindi con l'idea di una fuga di servi. …
Cicale di Locri e di Reggio
La storia di Eunomo nasconde un motivo che nel corso del tempo, a più riprese, riaffiora nella tradizione leggendaria di Locri e si collega alle contese territoriali tra Locri e Reggio.
Diodoro Siculo tramanda un episodio accaduto ad Eracle durante la sua sosta sul fiume Halex, al confine tra Rhegion e Locri. Mentre riposava per la fatica del viaggio, l'eroe molestato dalle cicale pregò gli dei di fare sparire quelle che lo disturbavano. Accadde allora che queste scomparvero non solo in quel momento, ma anche nel tempo a venire.
Secondo una versione più antica della leggenda che riguarda le cicale sul fiume Halex (forse l'odierna fiumara Galati), quelle che dimoravano sulla sponda locrese erano canore, mentre quelle sulla sponda rhegina quasi mute.
Già Timeo era a conoscenza di tale storia e, a suo parere, alludeva a una contesa poetica tra Aristone di Reghion ed Eunomo di Locri, vinta peraltro da quest'ultimo. Eliano parla di una controversia tra gli abitanti di Reghion e quelli di Locri a proposito del diritto di transitare o lavorare i campi appartenenti al territorio di confine. A questa leggenda potrebbe riferirsi quanto riporta Aristotele che dice di rifarsi a Stesicoro circa un proverbio, noto ai locresi, che raccomandava di temere il canto delle cavallette, volendo alludere con questo al pericolo di un'invasione dei Reghini. Va ricordato che la notizia del silenzio delle cicale reggine, che si contrapponeva al canto di quelle di Locri, compare pure in Plinio.
Strabone dà una spiegazione del fenomeno in termini razionalistici sostenendo che, siccome le cicale locresi si trovavano al sole, le loro membrane potevano asciugarsi dalla rugiada e quindi permettere il canto, mentre quelle reggine, poste in una zona d'ombra, avevano sempre le membrane umide.
Archeologia
La zona archeologica dell'antica Locri Epizefiri si trova nel comune di Portigliola, circa 3 km a sud dell'attuale centro abitato del comune di Locri, si estende nel territorio pianeggiante compreso tra la fiumara Portigliola, la fiumara Gerace, le basse colline di Castellace, Abbadessa e Manella, e il mare.
Il fatto che tale area si trovi a distanza dagli odierni centri abitati ha preservato quasi integralmente la città antica: tuttavia, nel corso dei secoli, sono state usate pietre prelevate nell'area per edificare nuove case nei dintorni.
Gli scavi archeologici portati avanti da Paolo Orsi (tra il 1908 ed il 1912), da Paolo Enrico Arias (tra il 1940 ed il 1941) e da Giulio Jacopi (nel 1951), hanno rivelato che l'abitato, organizzato con un impianto urbanistico regolare, è attraversato da una grande arteria che ancora oggi conserva il nome greco di "dromo".
La città antica, che era difesa da una cinta muraria di 7 km, in molti tratti ancora visibile. All'esterno delle mura si estendono le necropoli, mentre la maggior parte delle aree sacre sono disposte in prossimità della cinta. I santuari all'interno delle mura sono dotati di edifici templari monumentali e risalgono al periodo arcaico, mentre quelli situati immediatamente all'esterno presentano un aspetto meno monumentale, pur essendovi state rinvenute abbondanti offerte votive.
Tra i monumenti ancora oggi visibili c'è il teatro, risalente al IV secolo a.C. con rifacimenti in età romana: è l'unico edificio pubblico non sacro riportato alla luce a Locri. Si tratta di una costruzione realizzata sfruttando una conca naturale situata ai piedi dell'altura di Casa Marafioti. Rimangono, oltre alle fondazioni dell'edificio scenico, parte dei gradoni in arenaria della cavea, che potevano accogliere circa 4 500 spettatori. In età romana imperiale l'edificio fu trasformato eliminando le file più basse delle gradinate e costruendo un alto muro semicircolare in blocchi di calcare, in modo da proteggere gli spettatori durante le lotte tra gladiatori o tra uomini e animali. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Locri Epizefiri».
Foto
Come arrivare
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
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Domande frequenti
Dove si trova Locri Epizefiri?
Locri Epizefiri si trova nel comune di Locri, in provincia di Reggio Calabria (Calabria). Coordinate: 38.23642, 16.25990.
Quali sono gli orari di Locri Epizefiri?
Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Da martedì a domenica: 9:00–20:00. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.
Quanto costa l'ingresso a Locri Epizefiri?
L'ingresso è a pagamento. Le tariffe aggiornate sono sul sito ufficiale.
Cosa vedere vicino a Locri Epizefiri?
Nei dintorni si trovano: Museo nazionale di Locri Epizefiri (a 3,4 km), Museo e Parco archeologico nazionale di Locri (a 3,4 km), Teatro romano di Locri (a 3,5 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 2 foto
- Locri-strada — CC BY-SA 3.0
- Sanctuary of Aphrodite, Locri 2 — Rjdeadly, CC BY 4.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

