Foto Effems, CC0
Reggio Calabria · Calabria
Cosa vedere a Locri
A Locri l'atlante segnala 8 luoghi storici: 4 musei, 3 siti archeologici e 1 teatro storico.
Tra questi, 2 con orari di apertura indicati.
Da non perdere: Locri Epizefiri, città della Magna Grecia e sito archeologico nel comune italiano di Locri (RC).
- 8luoghi storici
- 11.834abitanti
- 7 maltitudine
I 8 luoghi
Siti archeologici 3
- Gratis 1ª domenica
Teatri storici 1
Come arrivare
In aereo: Gli aeroporti più vicini sono a Reggio Calabria e Lamezia Terme.
In treno: In città è presente una stazione RFI, ove però fermano solo treni locali provenienti in gran parte da Reggio Calabria e Catanzaro, pertanto per arrivare dalle aree non servite dalla linea locale bisogna arrivare alle stazioni delle predette città e da lì cambiare; le corse non sono frequenti.
In autobus: Troiolo Bus,, La compagnia permette il collegamento diretto di Locri con Alessandria, Asti, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Modena Nord, Moncalieri, Napoli, Novara, Parma, Pisa, Reggio Emilia, Roma, Salerno, Santhià e Torino; non tutti i collegamenti sono quotidiani.
Le Autolinee Federico Spa collega con altre città calabrese.
Mediterraneabus collega con Gerace alcune volte al giorno.
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Da vedere secondo Wikivoyage
Museo nazionale di Locri, Contrada Musarà. Il Museo nazionale di Locri Epizefiri, inaugurato nel 1971, si trova all’interno dell’area archeologica e sorge nei pressi di un deposito votivo dedicato a Zeus fulminante. Al suo interno sono custoditi i reperti dei più recenti scavi della zona mentre quelli dei primi scavi sono esposti nel Museo nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria. Il percorso museale si snoda su due piani: al piano terra si trovano reperti provenienti dagli scavi archeologici dell'antica polis magno-greca mentre al primo piano sono custoditi reperti antecedenti alla colonizzazione greca e databili all'età del ferro.
Teatro romano, Contrada Pirettina. Fu realizzato nel I secolo a.C. sull'impianto originale greco del IV secolo a.C.; è la più importante testimonianza della romanizzazione della città, che venne trasformata in municipium, perdendo gradualmente di importanza. Nel tempo si susseguirono numerosi rimaneggiamenti non chiaramente datati. Fu riportato alla luce nel 1940 da Paolo Enrico Arias; gli scavi furono terminati nel 1957 da Alfonso De Franciscis.
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