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Foto: Maxmar69, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Helvia Recina anche Recina o Ricina, è un'antica città romana, oggi sito archeologico della valle del fiume Potenza, nel comune di Macerata, nelle Marche. La creazione in questo luogo di un centro abitato fu facilitata dalla posizione particolarmente favorevole sia per la vicinanza del fiume Potenza, in età antica probabilmente navigabile, sia per la presenza di importanti tracciati viari. In quest’area, infatti, si incrociavano la Flaminia prolaquense (diverticoli della Flaminia) che già nel III secolo a.C. collegava Nuceria Camellaria (Nocera Umbra) con Ankón (Ancona), la Salaria gallica e le strade di collegamento con la colonia romana di Potentia (Porto Recanati) e con il municipio di Pausulae (Corridonia).
Helvia Recina è situata nell'attuale frazione di Macerata Villa Potenza, si è evoluta sulla base di una preesistente città italica forse del III secolo a.C. abitata dai Piceni. Il suo nome è cambiato durante i secoli da Ricina a Recina e infine in Helvia Recina Pertinax. L'origine del nome è incerta anche se gli antichi eruditi che per primi hanno cercato di studiare il sito e i suoi monumenti, spesso hanno citato un epigramma (piuttosto tardo) che dice:
Questo epigramma fu riportato alla luce da Niccolò Peranzoni, umanista della corte di papa Leone X, nei primi anni del XVI secolo. Dunque alla base del nome di questa colonia romana stava un tempio dedicato a Venere ericina. Il primo tempio dedicato alla Venere Ericina è stato quello sul Monte Erice, in Sicilia, fondato dal leggendario Enea. Dalla Sicilia il culto fu esportato nel resto della penisola com'è testimoniato dalla presenza di due templi uno al Campidoglio e uno al Quirinale.
Questo epigramma venne riportato anche in secoli successivi ad esempio da Pompeo Compagnoni nel suo tomo: La Reggia Picena. Ambedue gli autori, il Peranzoni e il Compagnoni diffidarono dell'autenticità di questo epigramma, perché sia la forma grammaticale che i termini usati sono del periodo del Basso Impero.
L'abate Colucci nel suo tomo sulle antichità del Piceno, trascrive l'epigramma dai due autori precedenti ma non lo considera molto veritiero:
La prima notizia certa dell'esistenza di Ricina è del I secolo d.C. di Plinio il Vecchio (Nat. Hist. III, 111). L'antica Ricina si trovava lungo la via Salaria Gallica; al tempo dell'alto Impero risalgono i monumenti più importanti.
Molti storici sono del parere che la città fosse più antica visto che Plinio ne parla come di uno dei centri maggiori del Piceno.
Sulla città di Helvia sono state fatte ipotesi fantasiose. Una fra le tante è quella che la vuole fondata da un mitologico Re Cino, il primo re d'Italia dopo il Diluvio universale. A questo proposito scherza il conte Monaldo Leopardi, padre di Giacomo, dicendo …
La città era racchiusa da una cinta muraria di forma rettangolare. Al centro l'abitato era tagliato dalla strada di fondovalle (diverticolo della Flaminia) oggi coperta dalla moderna viabilità (SS361). Un tratto di basolato di tale via, scoperto nel 1963 durante la costruzione di un distributore di carburante, è visibile. Largo 5m conserva le tracce delle ruote dei carri. Sul lato Nord-Est la strada era affiancata ad un portico, sul quale si affacciavano ambienti identificati in negozi e magazzini (tabernae).
Su questo asse stradale principale (decumanus maximus) si innestavano le vie minori a formare il tipico reticolo urbano delle città romane. La piazza principale – il Foro – viene localizzato quasi al centro della città dove sorge ben visibile l'edificio monumentale meglio conservato: il teatro.
La pianta dell'abitato si colloca in un'area abbastanza regolare e piuttosto pianeggiante, quasi rettangolare, di ca. 22 ettari. La strada di valle da Trea a Potentia attraversava all'incirca il centro della città da sud-ovest a nord-est e fungeva da decumano principale. Un asse principale NW-SE, se confermato da ulteriori ricerche sul campo, avrebbe potuto collegare il decumano principale con il ponte romano sul Potenza, che osservazioni precedenti situavano pochi metri a monte dell'attuale ponte. Questa strada passava direttamente davanti e parallelamente al teatro.
Buona parte dell'area dell'antica colonia di Helvia Recina è ancora da riportare alla luce. …
Tra gli studiosi del novecento che si sono occupati di Helvia Recina si segnalano due archeologi di origine maceratese Nereo Alfieri e Giuseppe Tucci.
Nel XX secolo numerose campagne fotografiche aeree e rilievi sui terreni agricoli condotti dal "Potenza Valley Survey Project" (Università di Ghent), a partire dal 2000-2001, hanno reso disponibili maggiori informazioni sulla struttura generale e sull'organizzazione della città. Nei mesi di luglio e ottobre 2013, sono state intraprese indagini geofisiche dalla società Eastern Atlas con l'obiettivo di localizzare e mappare più resti di elementi archeologici del sottosuolo a Trea. Anche il recente studio della ceramica romana, per cercare di ottenere indizi cronologici e determinare le zone funzionali dell'insediamento, nonché lo studio della decorazione architettonica in pietra per ottenere più dati sull'urbanistica della città, hanno portato a maggiori conoscenze.
Uno dei ritrovamenti di maggior rilievo è quello di 150 blocchi di pietra quasi tutti scolpiti e decorati, avvenuto negli anni 1966-1967 ad opera dello scultore Valeriano Trubbiani, nel corso di lavori di cava nell'alveo del fiume Potenza, dove erano stati riutilizzati forse in età medievale come argine. Essi hanno permesso di ricostruire almeno 6 monumenti funerari di diversa tipologia. Attualmente i frammenti sono conservati sotto una struttura coperta nei pressi del teatro. Viste l’area del ritrovamento e la presenza di resti di murature, è plausibile pensare che essi provenissero da un’area estremamente vicina, nella quale si deve pertanto collocare la seconda necropoli della città.
Ci sono segni di abitazioni anche fuori dalle mura, più precisamente direttamente a sud-ovest della città, fuori dalla presunta ubicazione della porta sud-ovest e lungo la strada per Trea così come sul lato nord-est della città c'erano segni di raccolto e un'ampia dispersione di materiale romano fanno pensare ad un insediamento extramurale. …
Nelle collezioni dei musei civici di Macerata, tra i reperti di età romana, si segnalano lucerne databili tra la fine del I sec. a.C. e il II secolo riferibili alle forme Dressel, alla produzione con becco ad ogiva e prese laterali nastriformi e al tipo Firmalampen con bollo "VETTI"; alla prima età imperiale è ascrivibile un sigillo bronzeo di forma rettangolare. Si conserva anche un capitello ottagonale in pietra calcarea ed una lastra in calcare con frustuli di iscrizione monumentale proveniente da Ricina ritenuta l’attestazione di un "ur(ator) fani" (C.I.L. IX 5757) ed attribuita al I sec.
A questa sezione archeologica appartengono anche alcuni reperti che sono in deposito, fra i quali vi sono 8 iscrizioni latine (tra cui C.I.L. IX 5755, 5761, 5766, 5772 e 5785 da Ricina, altre due di incerta provenienza), un’epigrafe falsa incisa su un supporto antico (C.I.L. IX 599*), un bollo su mattone ed un piccolo nucleo di materiali scultorei, di cui non si hanno notizie sul luogo di rinvenimento: si tratta di piccole sculture decorative di epoca romana, pervenute o attraverso i canali del collezionismo, o da aree archeologiche limitrofe.
Significative due testine marmoree di divinità: l’una, forse elemento di trapezoforo raffigurante un Eracle con barba e testa coronata di foglie di vite; l’altra consiste nella rappresentazione del volto di un Dioniso maturo con barba, forse in origine contrapposto al volto di un Dioniso giovane, nella composizione tradizionale di una doppia ermetta, con funzione decorativa. Vi è anche Una piccola statuina di divinità femminile, con chitone altocinto, seduta in trono, identificata in un’immagine iconica della dea Fortuna, destinata ad una sfera di culto domestico. La datazione dei pezzi oscilla tra I e II sec. Si distingue da questi, per cronologia e stile, un’antefissa fittile, di forma sub-ogivale, con resti di ingubbiatura bianca, decorata con una testa di Pan imberbe, dai capelli fluenti e tipiche corna, da assegnarsi ad una produzione di ambito tarantino, ascrivibile agli inizi del III sec. a.C. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Helvia Recina».
Distanze in linea d’aria, non a piedi o in auto.
Helvia Recina si trova nel comune di Macerata, in provincia di Macerata (Marche), all'indirizzo Via Teatro Romano - Macerata. Coordinate: 43.32796, 13.42409.
Nei dintorni si trovano: Teatro romano di Helvia Recina (a 0 m), Villa Compagnoni delle Lune (a 2,8 km), Palazzo Mozzi (a 3,8 km).
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
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Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze