Foto: Chrieative ( talk ), Public domain · Wikimedia Commons
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 42°29′52″ N, 12°29′33″ E
Storia e descrizione
Il cantiere navale di Stifone è un sito archeologico, si suppone di origine addirittura Etrusca, rinvenuto nel 1969 in Umbria, in località Le Mole del comune di Narni (TR), all'interno di un canale artificiale adiacente al corso del Nera, circa 900 metri più a valle rispetto alla frazione di Stifone. La sua posizione è a ridosso di quello che era forse il porto fluviale dell'antica Narnia.
Alcuni di questi resti sono ancora visibili nell'alveo del fiume.
Il prof. Alvaro Caponi, docente, artista e appassionato di archeologia, che si è occupato di numerose ricerche effettuate in loco, tiene a precisare come l'origine del sito non possa che essere addirittura anteriore alla fase romana: troppi indizi ed elementi storici inducono a pensare come tutta l'opera, la propria minuziosa e ricercata collocazione strategica (lontano dal mare, lontano da attacchi nemici), fossero in origine frutto dell'ingegnosa inventiva del popolo etrusco.
Il cantiere nella storiografia locale
Già prima del rinvenimento, la storiografia locale aveva supposto l'antica presenza di una simile struttura, riprendendo dei racconti popolari tramandatisi nel corso dei secoli. Afferma in proposito il primo sindaco della Narni liberata, Rutilio Robusti:
L'idea era stata poi ripresa da altri autori, quali Italo Ciaurro e Guerriero Bolli, il secondo associando il cantiere al periodo bizantino (V-VI secolo d.C.).
Non supportata dalle evidenze, quella di una struttura cantieristica era rimasta comunque una storia poco indagata, così da non potersi stilare un quadro conoscitivo che andasse oltre la semplice menzione. Quindi, prendendo alla lettera la citazione di Robusti e seguendo i dettami della logica tutto lasciava ricondurre ad un sito atto alla costruzione di zattere fluviali, destinate al trasporto delle merci o delle persone. Però, una volta avvenuto il ritrovamento e constatate le significative dimensioni dell'opera (nonché lo sforzo umano che si intuisce dietro alla sua realizzazione), il campo ha lasciato immediatamente spazio ad altre letture più suggestive: tra le più interessanti troviamo quella di un collegamento con i fatti bellici di Roma legati alle Guerre puniche (III-II secolo a.C.).
L'antica navigabilità del fiume Nera
Che il Nera venisse anticamente navigato, come tramite per i trasporti del comprensorio umbro verso Roma, lungo la via naturale che prosegue ad Orte con il fiume Tevere, si ricava dalle testimonianze di autori classici quali Strabone e Tacito. Il geografo greco fa riferimento a "imbarcazioni non di grosse dimensioni", lo storico latino descrive invece nel dettaglio il viaggio del console Gneo Calpurnio Pisone e di sua moglie Plancina che, nel 19, di ritorno a Roma dalle province della Siria, decidono di lasciare la Via Flaminia e di imbarcarsi appunto a Narni.
Quando si parla di navigabilità ci si riferisce tuttavia generalmente solo all'ultimo tratto del fiume, compreso fra Stifone e la confluenza del Nera con il Tevere. Le strette gole sotto Narni rendono infatti impossibile tale pratica, per quanto alcuni autori avessero ipotizzato la presenza di un antico punto per l'imbarco già a partire dalla città di Terni. Di una simile struttura si ha invece notizia certa relativamente all'altra frazione narnese di Guadamello, qualche chilometro a valle lungo il fiume rispetto a Stifone: qui esisteva uno scalo fluviale detto porto di Santa Lucida, citato dalle Riformanze Narnesi del 1533.
La posizione ed il rinvenimento del porto fluviale e del cantiere navale
Grazie ad un contributo lasciato nel XVI secolo dal gesuita Fulvio Cardoli si hanno le coordinate geografiche dell'antico porto fluviale di Narni, le cui vestigia erano ancora visibili ai suoi tempi, come dimostrano queste parole:
Ed è ancora in tale posizione che viene accertato da un informatore del marchese Giovanni Eroli nel 1879, in occasione di un suo carteggio con il primo bibliotecario di Terni, Ettore Sconocchia, che aveva come riferimento proprio la navigabilità del fiume Nera. Dal resoconto si evince tuttavia come i suoi resti fossero da considerarsi di scarsa significatività (due grossi pilastri per legarvi le barche).
Della precisa posizione del porto non si parla più nei contributi successivi, tanto da ritenerlo tacitamente sommerso dopo l'innalzamento del fiume avvenuto a causa della costruzione di dighe, di cui consistente quello avvenuto nel 1939 per opera della Soc. Valdarno. I resti del porto, a differenza di quanto si riteneva, sono però rimasti sempre lì dove erano stati visti dal gesuita e segnalati al marchese Eroli.
Verso la fine degli anni Sessanta il prof. Alvaro Caponi, dopo avere acquistato un vecchio molino sul fiume Nera, in località Le Mole (a Nera Montoro di Narni), si accorse, dopo una piena invernale, che il fondale del fiume si era ripulito lasciando affiorare una grossa struttura in pietra sulla sponda destra, che egli fotografò nel 1969. Il prof. Caponi pensò subito che si trattasse dei resti del porto fluviale citato da Fulvio Cardoli, porto che non poteva essere cercato più a monte dove il fiume, restringendosi in piccola cascata, diventa impetuoso e non navigabile. Nel 1992 l'archeologo locale e speleologo Roberto Nini e, qualche anno dopo, Daniela Monacchi, in qualità di Soprintendente archeologico dell'Umbria, nomineranno il porto, riportando le indicazioni di Cardoli, in un'ottica più contestualizzata alla storia del territorio. Del resto Fulvio Cardoli aveva fornito delle coordinate precise, dicendo: “[…] Esistono ancor oggi, in ripa ad esso fiume, passato il Castel di Taizzano, un tre miglia da Narni, alcune vestigia del porto, dove alfin la Nera, dopo aver lottato, strettamente rinchiusa tra mezzo altissimi monti, contro l'impaccio degli scogli e de' sassi del suo letto, incomincia a sostenere le barche, ed ivi veggonsi pure i ferrei anelli impiombati nel vivo sasso, ai quali siccome a palo ferrato legavansi le barche […]”. …
La struttura del cantiere navale
I resti si trovano all'interno di un canale artificiale scavato nella roccia, lungo circa 280 m, un tempo unito al fiume Nera, a monte ed a valle, come rilevano alcune mappe catastali. Si tratta di due pareti tagliate, opposte e distanti l'una dall'altra circa 16,5 m, che presentano una serie di buchi squadrati su tre file, per un totale di 30 incisioni a parete secondo le misurazioni effettuate sul posto da chi si era preso cura di ricostruirne il disegno (sono 27 in totale quelli ancora visibili). La funzione di tali fessure è stata interpretata facendo riferimento al bisogno di stabilità dell'imbarcazione in fase di assemblaggio, potendo fare da incassi per l'inserimento laterale di puntelli a sostegno. Intervallandosi i buchi per circa 13m a parete, e considerando come la puntellatura non riguarderebbe prua e poppa (ovvero le parti più sottili di un'imbarcazione), le misure sono parse piuttosto consistenti per dei semplici zatteroni fluviali, tanto più considerando la notevole distanza tra una parete e l'altra. Si è preferito finora adoperare prudenza nel parlare di quinqueremi o triremi romane senza avere i necessari raffronti, specie se si considera come neppure gli storici abbiano stabilito con esattezza la misura di tali navi da guerra. Si è tuttavia concordi nel parlare di imbarcazioni a ridotto pescaggio quindi potenzialmente adatte per discendere l'ultimo tratto del fiume Nera, copiosissimo, prima di gettarsi nel Tevere. Le ragioni di una struttura cantieristica piuttosto lontana dal mar Tirreno, ma comunque ad esso ben collegata attraverso la via d'acqua, si rifanno invece all'abbondanza di materie prime offerte dal territorio dell'Umbria (legname di diversa qualità), con il comprensorio narnese caduto sotto la dominazione romana già dal 299 a.C. È interessante poi constatare come gli autori classici del periodo, incluso quel Polibio da ritenersi lo storico per eccellenza delle Guerre puniche, non abbiano fornito grosse indicazioni rispetto alla posizione dei diversi arsenali romani. L'esigenza di sicurezza potrebbe collegarsi alla scelta di costruire imbarcazioni nell'entroterra, senza quindi esporsi alle potenziali minacce nemiche dal mare. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Cantiere navale romano di Stifone».
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Domande frequenti
Dove si trova Cantiere navale romano di Stifone?
Cantiere navale romano di Stifone si trova nel comune di Narni, in provincia di Terni (Umbria). Coordinate: 42.49773, 12.49247.
Cosa vedere vicino a Cantiere navale romano di Stifone?
Nei dintorni si trovano: Abbazia di Sant'Angelo in Massa (a 1,1 km), Rocca di Narni (a 2,9 km), Museo Eroli (a 3 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
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Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 1 foto
- Sezione nave — Chrieative ( talk ), Public domain
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
