Foto: Roberto Rive (18?-1889)., Public domain · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Anfiteatro Flavio
Antico anfiteatro romano di Pozzuoli
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 40°49′33″ N, 14°07′30″ E
Storia e descrizione
L'Anfiteatro Flavio è uno dei due anfiteatri romani esistenti a Pozzuoli. Risalente alla seconda metà del I secolo d.C., fu realizzato per far fronte all'incremento demografico di Puteoli, che aveva reso insufficiente il precedente edificio adibito per spettacoli pubblici in età repubblicana. Secondo solo al Colosseo e all'anfiteatro Campano di Capua in quanto a capienza, sorge in corrispondenza della convergenza di due vie principali, la Via Domiziana e la via per Napoli.
Nel 2016 ha fatto registrare 28 899 visitatori.
Storia
Per la sua importanza commerciale ed il suo elevato numero di abitanti, Pozzuoli fu l'unica città dell'Italia antica, se si esclude Roma, ad avere due anfiteatri. Il più antico dei due, si trova dove passa il ponte delle Ferrovie dello Stato. Esso fu scoperto durante i lavori di sterro per la costruzione della ferrovia Roma-Napoli (1915). Per cause tecniche, non fu possibile deviare il corso dei binari e l'edificio dovette così essere tagliato in due dalla trincea ferroviaria. La datazione di questo edificio risale all’età repubblicana, difatti si colloca tra l'età di Silla e quella di Cesare.
L'esistenza di due anfiteatri nella città di Pozzuoli era già testimoniata dalla rappresentazione del vaso di Odemira, un esemplare di una serie di fiaschette vitree tardoromane, che reca sovrapposte le figure di due arene anfiteatrali con in mezzo la scritta amphitheatra. La coesistenza di due anfiteatri a Pozzuoli portò ad una differenziazione nel genere degli spettacoli; infatti il primo anfiteatro era dedicato agli spettacoli dei gladiatori, mentre quello Flavio era adatto alle venationes con belve esotiche. L'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli fu costruito tra l'altura della Solfatara ed il Monte Gauro, là dove confluivano le principali vie della regione. La sua costruzione è stata attribuita agli stessi architetti del Colosseo, del quale è di poco successivo. Alcuni testi riportano la sua edificazione sotto Vespasiano, che utilizzò il denaro dei cittadini e la sua inaugurazione probabilmente da Tito. Secondo alcuni studiosi, la presenza di muratura realizzata con la tecnica dell'opus reticulatum farebbe pensare a una sua realizzazione sotto Nerone, oggetto di rimozione poi per effetto di un processo di damnatio memoriae. La tecnica muraria comprende, tuttavia, anche l'utilizzo di laterizi; inoltre, il ritrovamento di un'iscrizione epigrafica che recita "Colonia Flavia Augusta/Puteolana pecunia sua (cioè, "la Colonia Flavia Augusta costruì a sue spese") ed il fatto stesso che la tipologia dell'anfiteatro puteolano è del tutto simile a quella del Colosseo, darebbero ragione a una collocazione cronologica del monumento in età Flavia. Gli scavi archeologici ebbero inizio nel 1839 e si conclusero alla fine dello stesso secolo ma, solo nel 1947, a seguito di una nuova campagna di scavo, il monumento fu definitivamente liberato dai detriti che si erano accumulati nel corso degli anni. …
Architettura ed elementi decorativi
La struttura, di pianta ellittica, misura 150 × 116 metri. La facciata esterna, che comprendeva tre ordini di arcate sovrapposti, poggianti su pilastri e sormontati da un attico, in origine era preceduta da un portico ellittico impiantato su una platea di lastroni in travertino i cui pilastri originari in piperno ornati da semicolonne vennero in seguito rinforzati con grandi pilastri in laterizio. Le cave che erano di proprietà imperiale, erano situate molto vicino al mare, fatto che abbatteva i costi di trasporto della trachite, con la quale il portico era realizzato. L'attività estrattiva e l'esportazione di questa qualità di marmo inizia con il regno di Traiano, che lo adopera per le immense costruzioni del suo foro a Roma. In origine, i casi di utilizzo di questa pietra erano limitati all'Asia Minore, quindi il portico dell'anfiteatro eretto circa trent'anni prima del foro di Traiano a Roma, rappresenta un caso del tutto particolare, ciò vuol dire che i puteolani avevano dei contatti diretti con la casa regnante. Ai capitelli lavorarono otto artigiani differenti e ogni capitello era il risultato del lavoro contemporaneo di due artigiani, ognuno dei quali rifiniva due delle quattro facce del capitello. Non tutti i capitelli rinvenuti appartengono alla stessa epoca, la maggior parte di essi presentano caratteristiche tipiche dell'età Flavia (fine I sec. a.C.), mentre altri risalgono alla seconda metà del II sec. d.C.
All'interno dell'Anfiteatro si accedeva mediante i quattro ingressi principali o attraverso altri dodici secondari. La porta principale di accesso all’edificio, doveva trovarsi sull'asse maggiore ed immettere direttamente nell'arena, sul cui perimetro si aprivano diverse botole, anche lungo la "fossa scenica" ("asse mediano" o "media via"), le quali venivano chiuse con tavole di legno durante gli spettacoli, da dove facevano la loro entrata le belve (tigri, leoni e giraffe).
La porta Pretoria a nord corrisponde al luogo del pretore dei giochi; la porta Sacra a sud corrispondeva al luogo del sacello del nume; la porta Libitiniense ad est era quella da dove venivano estratti i cadaveri dei gladiatori uccisi e il nome deriva dalla dea Libitinia che presiedeva ai funerali; infine la porta Sanavivaria ad ovest, era così chiamata perché vi uscivano i gladiatori vincitori scampati alla morte. …
Le tecniche e le fasi costruttive
L'analisi attenta delle strutture murarie del monumento rivela due diverse fasi costruttive. L'alzato esterno, realizzato in opera reticolata e mattoni, è coerente con l'età Flavia; al contrario, i sotterranei, i pilastri di una parte del portico esterno e vari interventi di rinforzo, sono interamente in mattoni e mostrano una tecnica edilizia tipica del II secolo d.C.
La costruzione dell'anfiteatro fu preceduta dal tracciamento sul terreno delle curve policentriche di base. La natura geologica dell'area scelta, rappresentò uno dei fattori decisivi per l'ubicazione dell'edificio: il peso imponente della struttura richiedeva un terreno capace di sostenere carichi elevati. I progettisti cercarono quindi una zona in cui fosse possibile spingere le fondazioni ad una profondità sufficiente da garantire stabilità e resistenza. Sul banco tufaceo venne realizzata una sottofondazione, composta da malta e scaglie di tufo, con la funzione di regolarizzare il piano di posa. Su questo strato si impostava poi la fondazione vera e propria.
I pilastri in trachite furono realizzati per primi. Il materiale, estratto dalle cave locali, veniva lavorato in modo piuttosto grossolano appena giunto in cantiere. I blocchi avevano dimensioni standard: quelli destinati ai pilastri erano parallelepipedi rifiniti in maniera piuttosto regolare. Subito dopo la costruzione dei pilastri, si procedette con gli archi di collegamento trasversali: quelli più esterni, in trachite, erano formati da conci; quelli interni, invece, erano composti da mattoni radiali con ulteriori mattoni disposti orizzontalmente sopra di essi. Una centinatura in legno particolarmente robusta che poggiava sulla piattabanda, permise la realizzazione di tali archi. Successivamente venne realizzato il portico del primo piano, seguito dalla costruzione dei sotterranei. I materiali da costruzione impiegati erano di provenienza locale. Per il portico inferiore venne utilizzata la trachite scura, detta piperno. La trachite vulcanica più chiara, fu invece destinata alle scalinate, ai vomitoria e alla platea esterna e infine il pulvis puteolanus che miscelato alla calce, produceva una malta più resistente, venne impiegato per le fondazioni e per i muri portanti. …
L'abbandono in età medievale
Le prime testimonianze scritte relative all'anfiteatro, provengono dalle guide dedicate a Pozzuoli e ai suoi dintorni, redatte da studiosi locali per accompagnare i visitatori nella scoperta del territorio. Tra queste spicca quella di Andrea De Joiro, che offre descrizioni dell'edificio utili a ricostruirne, almeno in parte, le condizioni conservative. Da tali resoconti emerge inoltre come l'anfiteatro fosse già in stato di abbandono e in parte ricoperto dai depositi alluvionali e dai materiali eruttivi provenienti dalla Solfatara.
Nel Medioevo, l'anfiteatro ormai spogliato delle sue decorazioni marmoree e dei blocchi delle gradinate, venne progressivamente riutilizzato come spazio per masserie e vigne. Tra il Medioevo e il XVI secolo, l'edificio perse quasi completamente le sue componenti architettoniche e decorative: il prospetto esterno fu oggetto di una sistematica demolizione, con l'asportazione della maggior parte del rivestimento in blocchi squadrati di trachite. I pilastri del portico esterno furono abbattuti e dei blocchi rimasero solo frammenti dispersi sul terreno. Per lungo tempo, abitazioni rurali e fattorie si insediarono tra le arcate e le volte che un tempo sostenevano la cavea, trasformando l'antico edificio in un vero e proprio spazio agricolo. Lo testimonia anche Domenico Antonio Parrino nella sua guida del 1751 dove si legge " oggi la piazza (l'arena) è resa giardino" segno di una continuità d'uso che aveva cancellato quasi del tutto la funzione originaria dell'anfiteatro.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Anfiteatro Flavio».
Foto
Come arrivare
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Domande frequenti
Dove si trova Anfiteatro Flavio?
Anfiteatro Flavio si trova nel comune di Pozzuoli, in provincia di Napoli (Campania). Coordinate: 40.82587, 14.12508.
Si può visitare gratis Anfiteatro Flavio?
Sì, la prima domenica del mese l'ingresso è gratuito grazie all'iniziativa Domenica al museo.
Anfiteatro Flavio è accessibile ai disabili?
Secondo i dati di OpenStreetMap il luogo non è accessibile in carrozzina.
Cosa vedere vicino a Anfiteatro Flavio?
Nei dintorni si trovano: Anfiteatro minore (a 200 m), Villa Avellino - de Gemmis (a 300 m), Macellum di Pozzuoli (a 400 m).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 5 foto
- Rive, Roberto (18..-1889) - n. 107 - Anfiteatro di Pozzuoli — Roberto Rive (18?-1889)., Public domain
- Anfiteatro Flavio (Pozzuoli) 01 — Superchilum, CC BY-SA 4.0
- Amphitheater - Pozzuoli - Campania - Italy - July 11th 2013 - 01 — Norbert Nagel, CC BY-SA 3.0
- Anfiteatro de Pozzuoli 02 — Miguel Hermoso, CC BY-SA 3.0
- Anfiteatro Pozzuoli 01 — Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 3.0
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze
