- UNESCO
Foto: Archeo, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons
Sito archeologico
Acquedotto romano di Catania
Acquedotto romano in Italia
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 37°32′58″ N, 14°57′20″ E
Storia e descrizione
L'acquedotto romano di Catania fu la maggiore opera di convoglio idrico della Sicilia romana. Attraversava il territorio compreso tra le fonti sorgive di Santa Maria di Licodia e l'area urbana catanese, percorrendo gli attuali territori comunali di Paternò, Belpasso e Misterbianco, prima di giungere al capoluogo etneo.
Studi
Nonostante la struttura fosse imponente e piuttosto articolata, e sebbene, fino al XIX secolo, non manchino attestazioni del suo utilizzo in alcune sue parti, della presenza di tale sistema idrico non si ha menzione nelle fonti classiche. La prima citazione è del Fazello, che nella seconda metà del XVI secolo che lo definisce ricco di acque e monumentale come quelli di Roma, mentre, è del Bolano, la prima descrizione dell'acquedotto in rapporto alla città: esso si diramava in 3 direzioni, corrispondenti a dei rispettivi quartieri civici. Nel XVII secolo Pietro Carrera e Giovanni Battista Grossi, e nel secolo successivo Vito Maria Amico e Ignazio Paternò Castello, descrivono ampiamente il monumentale sistema idrico. Tuttavia, le prime immagini che lo ritraggono si devono a Jean Houel, che nel suo Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malta et de Lipari (1782-1787) illustra alcuni tratti dell'acquedotto, nonché la cosiddetta botte dell'acqua di Santa Maria di Licodia, una grande cisterna chiusa con volta a botte e divisa in 2 ambienti, identificata come la cisterna di raccolta delle acque sorgive destinate alla distribuzione idrica. Nel XIX secolo la struttura, caduta ormai nel disinteresse, subisce danneggiamenti ad opera umana, come ricorda Vincenzo Cordaro Clarenza nel 1833.
Nonostante ciò, nel contempo iniziano ad esserci i primi interessi tecnico-scientifici sul monumento, tra cui il Duca di Carcaci, Francesco Paternò Castello, che ne ipotizza una portata di 46 zappe. L'ingegnere Luciano Nicolosi pubblica una monografia sul monumento, in cui ne descrive l'aspetto tecnico, analizzando tracciato, dimensioni del canale, materiale usato (per l'esterno, come per l'interno) e ipotizza, a circa 30.000 cubi di acqua al giorno, la portata dell'acquedotto. Nel 1964, l'archeologa Sebastiana Lagona, ha, per la prima volta, usato criteri scientifici moderni nell'analisi della struttura, mentre, nel 1997, viene pubblicato, a cura della dott.ssa Gioconda Lamagna, uno studio accurato del tratto paternese del grande complesso. Infine, il 10 maggio 2003, nell'auditorium "Don L. Milani" di Paternò, in occasione della V Settimana della Cultura, si è tenuto un convegno con l'acquedotto catanese come tema principale, a cura dell'organizzazione SiciliAntica, con il patrocinio del Comune di Paternò e la collaborazione del Centro Universitario di Topografia Antica (CE.U.T.A.) dell'Università di Catania e la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Catania.
Storia
Per l'approvvigionamento idrico, la città di Katane faceva largo uso delle emergenze che ne bagnavano il suolo. Essendo fondata su un terreno di natura argillosa non erano infrequenti le nascite di fonti sorgive presso le colline che circondavano l'abitato (Monte Po, Poggio Cibali, Monte San Paolillo, lo stesso Colle di Montevergine, sono tuttora ricche alla base di sorgenti spontanee), spesso caratterizzate da sacche o polle d'acqua destinate a estinguersi con la stagione secca; non mancavano nemmeno risorse idriche costanti, come i fiumi - l'Amenano che bagnava la città, il Longane che la lambiva a nord, lo Judicello, ramo meridionale dell’Amenano - o la Gurna di Aniceto, noto come lago di Nicito.
Tuttavia, sin dal 693 a.C., il territorio catanese venne sconvolto dalle eruzioni dell'Etna, che contribuirono a rendere instabile la presenza di risorse idriche: il fiume Amenano diventa debole e fiacco e lo stesso lago di Nicito si svuotava lasciando terreni adatti alla coltura. Nel I secolo,Ovidio, racconta che il fiume catanese scorre trascinando sicule sabbie, ora è secco come se le sue fonti si fossero inaridite. …
Caratteristiche tecniche e percorso
Dell'edificio originario non rimangono molte tracce, tuttavia sulla base di queste e sulle descrizioni passate possiamo avere un quadro generale del monumento.
Il tracciato dell'acquedotto percorreva circa 24 km da Santa Maria di Licodia a 400 m s.l.m. fino a Catania, presso il monastero benedettino di San Nicola, coinvolgendo cinque territori comunali. A Licodia esistono tutt'oggi quattro diverse sorgenti le cui acque venivano incanalate in un grande serbatoio (la Botte dell'acqua), di cui ci rimane solo un acquerello dell'Houel. Questa struttura, una grande camera a base quadrata divisa da una parete centrale e con copertura a botte, intercettava l'acqua mediante quattro bocche per poi direzionarla ad uno specus, un canale aperto a est, verso Catania. La conduttura misurava oltre mezzo metro in larghezza e un metro e mezzo in altezza ed era coperta con una volta semicircolare impermeabilizzata all'interno con un fine intonaco costituito da malta, pozzolana e frammenti di terracotta (Opus signinum o cocciopesto). Il materiale usato per il resto dell'acquedotto era quindi la pietra lavica principalmente - sia in roccia glabra per il riempimento che in cocci ben squadrati per la copertura - un composto di malta e pozzolana per fissare i blocchi e isolare il flusso idrico (chiamato in antico emplecton), mattoni in terracotta per gli archi. Il Principe di Biscari descrisse diverse lamine di piombo rinvenute all'interno delle condotte e conservate dall'Amico nel museo dei Benedettini con sede nel loro Monastero di San Nicolò l'Arena. Queste lamine per l'Amico dovevano ricoprire l'intera struttura, mentre il principe più argutamente ipotizza fossero dei restauri effettuati in antico per chiudere le fessure generate dall'usura; tale restauro potrebbe essere quello menzionato dalla lapide relativa al curatores Q. Maculnius.
Dal serbatoio quindi si dipartiva il lungo tragitto del canale che prevedeva salti di quota, vallate, villaggi. Per mantenere costante la pendenza la struttura si presentava ora completamente interrata, ora su un semplice muro di sostegno, mentre dove la conduttura doveva affrontare dislivelli notevoli vennero realizzati ponti-acquedotto su arcate portanti, talora anche su due file sovrapposte. …
Tradizioni
Molte porzioni dell'acquedotto, soprattutto quelle a quota terra, si sono ben conservate prevalentemente grazie al riutilizzo come canale di irrigazione. L'uso di un canale di così antica fattura ha fatto nascere diverse tradizioni popolari - non scritte, ma tramandate oralmente - come diverse storie legate alla figura di Sant'Agata. Una di queste racconta di come un nobile romano si fosse invaghito della santuzza e per dimostrarle l'immensità del suo amore - non corrisposto, in quanto la fanciulla si era promessa a Dio - fece realizzare, in una sola notte, un acquedotto che da Licodia sarebbe giunto ai piedi della ragazza. Altre storie locali parlano di storie fantastiche e delicate leggende, fino all'identificazione del lungo canale romano con la saja dô Saracinu.
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Acquedotto romano di Catania».
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Domande frequenti
Dove si trova Acquedotto romano di Catania?
Acquedotto romano di Catania si trova nel comune di Belpasso, in provincia di Catania (Sicilia). Coordinate: 37.54940, 14.95550.
Cosa vedere vicino a Acquedotto romano di Catania?
Nei dintorni si trovano: Abbazia di Santa Maria la Scala (a 4,3 km), Villa Coniglio (a 4,5 km), Hybla Gereatis (a 5,2 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 4 foto
- Acquedotto romano di Catania — Archeo, CC BY-SA 3.0
- Acquedotto romano di Catania (1) — Archeo, CC BY-SA 3.0
- Acquedotto romano Valcorrente1 — Archeo, CC BY-SA 3.0
- Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari. T. 2 1784 (5419299) — Jean Pierre Louis Laurent Hoüel, Public domain
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze