Sulki
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Foto: Cristiano Cani, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Sulki

Antica città della Sardegna

Sant'Antioco (CI), Sardegna

Indicazioni

In breve

Coordinate
39°04′00″ N, 8°26′60″ E

Storia e descrizione

Sulky, Sulci, Solci (in latino: Sulci; in greco antico Σολκοί?, Solkoi) o Sulcis fu un insediamento prenuragico e nuragico, una città fenicia e poi punica e romana della Sardegna, capitale dei Solcitani, ed oggi un sito archeologico nella provincia del Sulcis Iglesiente. Sorgeva nel luogo dell'odierna Sant'Antioco, sul versante nord dell'omonima isola dell'arcipelago sulcitano. Il nome fenicio, 𐤎𐤋𐤊𐤉 (Slky; vocalizzato: Sulký), era composto da quattro consonanti: 𐤎 "Samek", 𐤋 "Lamed", 𐤊 "Kaf" e 𐤉 "Yod".

Abitato

Secondo quanto emerso dai ritrovamenti, gli insediamenti più antichi nell'area si riferiscono alla cultura Ozieri, (III millennio a.C.); ne sono testimonianza gli abitati (fondi di capanne in Sant'Antioco) e le Domus de janas di Is Pruinis. Seguirono poi le popolazioni nuragiche durante l'Età del bronzo. Quando giunsero i primi mercanti levantini, questi dovettero relazionarsi in maniera del tutto pacifica con la preesistente componente nuragica che occupava la sommità della collina dove oggi vediamo il Forte Sabaudo, e dove si possono vedere anche i resti di un grande complesso nuragico. I rapporti di pacifica convivenza si possono ipotizzare sulla base dei ritrovamenti fatti nella campagna di scavo che ha restituito nei suoi livelli più antichi tracce della compresenza di Fenici e Nuragici, che si aggiungono alle scoperte avvenute nell'area del tofet si dagli anni ottanta.

Fin dalla sua fondazione come città, avvenuta attorno al 770 a.C., Sulky ebbe probabilmente un'estensione di circa dodici ettari. Tuttavia, recenti ritrovamenti di ceramiche "bichrome Ware" di produzione fenicia di Oriente, autorizzano ad alzare la datazione riguardante la fondazione della città attorno IX secolo a.C. L'abitato occupava il versante orientale della collina e digradava verso il mare con le strade ortogonali. Le prime notizie sull'antico abitato fenicio provengono da un'area denominata, non proprio felicemente, Cronicario, adiacente all'ospizio per gli anziani. Nel 1983 Paolo Bernardini e Carlo Tronchetti, dirigenti della Soprintendenza Archeologica per le province di Cagliari e Oristano, avviarono l'esplorazione di quest'area: in quell'occasione furono rinvenuti importanti resti dell'antica città, prima fenicia, poi punica e quindi romana. Oltre alle strutture murarie, in pietra e in mattoni di argilla cruda, sono stati rinvenuti numerosissimi oggetti, soprattutto in terracotta, che hanno permesso di conoscere meglio quale doveva essere l'ampiezza dei commerci dell'antica Sulcis. …

Porto

Il porto era situato esattamente dove ancora oggi è il porticciolo peschereccio, tra le vie XXIV Maggio e Eleonora d'Arborea. Il porto, di antichissima origine, era frequentato fin dall'età nuragica. Era presente un secondo porto nella località oggi chiamata "sa Barra". La presenza dei due porti consentiva l'attracco delle navi a seconda del vento. Più a sud era ubicata la necropoli a incinerazione di età fenicia, che, assieme a quella di età romana, era ubicata attorno al piazzale della vecchia stazione.

Necropoli

Per quanto riguarda la necropoli fenicia, un’eccezione alla mancanza quasi assoluta di dati è rappresentata da una fossa contenente un’incinerazione, rinvenuta a seguito di lavori privati, all’interno della quale è stata ritrovata una brocca con orlo a fungo databile alla prima metà del VI secolo a.C. sicuramente riferibile ad una tomba ad incinerazione. Un’altra brocca biconica databile alla fine del VII- prima metà del VI secolo a.C. può essere riferibile a una tomba ad incinerazione, rinvenuta lungo la linea ferroviaria Sant’Antioco-Calasetta. Ulteriori dati ci vengono dalla Collezione privata della famiglia Biggio, che conserva una serie importante di manufatti di età acaica di provenienza funeraria, presumibilmente da riferirsi a quest’area.

Il tipo tombale documentato sembra esclusivamente la tomba a camera, che presenta diverse varianti. Barreca, che le aveva individuate, aveva ritenuto più antiche quelle a camera rettangolare con dromos monumentale e rettangolare collocate nel VI- prima metà del V secolo a.C., quando dovrebbe comparire la seconda tipologia, con un tramezzo che divide le due camere e il dromos diventa trapezoidale, con un progressivo allargamento verso la camera. La camera risulta suddivisa in due vani distinti. Non conosciamo la funzione del tramezzo, si ipotizza un espediente strutturale, per evitare il crollo del soffitto. Non abbiamo documentazione per il periodo tra il V e il IV secolo.

Tofet

Il tofet cittadino venne impiantato dai Fenici nella prima metà dell'VIII secolo a.C., come di consueto, in un'area ritenuta poco adatta all'urbanizzazione, chiamata Sa Guardia 'e Is Pingiadas, nella zona settentrionale del moderno centro abitato. Si tratta di un affioramento roccioso di ignimbrite vulcanica; le urne cinerarie con i betili e in seguito le stele che le accompagnavano venivano sistemate tra gli anfratti rocciosi, in seguito ai rituali che comportavano l'incinerazione dei bambini defunti, talvolta insieme a piccoli animali offerti in sacrificio alle divinità intestatarie di questo luogo, che erano Tanit e Baal Hammon.

Nel corso dei secoli tutto il rilievo venne progressivamente riempito di deposizioni, tanto che l'organizzazione degli spazi funerari venne pianificata attraverso la costruzione di piccoli recinti, che delimitavano i campi d'urne. L'area dopo le indagini archeologiche, in parte ancora in corso, ha subito un processo di musealizzazione, consistente nella fedele riproduzione delle urne cinerarie che contenevano le ceneri dei fanciulli, ricollocate talvolta insieme alle stele in posizione molto simile a quella originaria.

In questo modo il visitatore che volesse avere una percezione dell'assetto originario di questo spazio funerario a cielo aperto prova grande suggestione, grazie anche al magnifico panorama che si gode da questo rilievo roccioso. Per quanto riguarda la cultura materiale sono molto interessanti gli stessi recipienti utilizzati come contenitori cinerari, soprattutto nelle fasi più antiche: oltre ai vasi tipicamente fenici, come le cosiddette cooking-pots o le brocche con collo cordonato trovano spazio altri vasi frutto dell'incontro culturale tra differenti gruppi etnici.

Infatti nel tofet di Sulky sono stati rinvenuti vasi bollilatte tipici della cultura nuragica dell'Età del ferro, alcuni recipienti di provenienza greca euboica e alcuni altri recipienti ibridi, frutto della commistione di elementi derivanti da queste culture. Fra le stele del tofet di Sulky è ricorrente la forma umana, inserita in una struttura architettonica a tempio, su una piccola base, dunque probabilmente una statua di culto. Iconografiche sono state individuate diverse fasi cronologiche: tempio con carattere egittizzante (metà del V - metà del IV secolo a.C.) con architrave orizzontale, mentre successivamente assume un frontoncino triangolare di derivazione ellenica.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Sulki».

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Sulki
Calasetta8,3 km

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Domande frequenti

Dove si trova Sulki?

Sulki si trova nel comune di Sant'Antioco, in provincia di Sulcis Iglesiente (Sardegna). Coordinate: 39.06667, 8.45000.

Cosa vedere vicino a Sulki?

Nei dintorni si trovano: Catacombe di Sant'Antioco (a 300 m), Forte Su Pisu (a 500 m), Museo etnografico Su Magasinu de Su Binu (a 500 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 6 foto
  1. Tophet 01 — Cristiano Cani, CC BY-SA 3.0
  2. Arcipelago Sulcis da Monte Sirai — Alex10, CC BY-SA 3.0
  3. DRUSO MINORE DA SULCIS 2 — Robur.q, CC BY-SA 4.0
  4. Is caravius g1 — No machine-readable author provided. Giancarlodessi assumed (based on copyright claims)., CC BY-SA 3.0
  5. SantAnnaArresi Nur01 — Wikibiro, CC BY-SA 3.0
  6. SGS-BruncuTeula00 — Wikibiro, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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