Area archeologica di Santa Cristina
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Foto: Aga Khan (IT), CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Area archeologica di Santa Cristina

Sito nuragico nel comune italiano di Paulilatino (OR)

Paulilatino (OR), Sardegna

Indicazioni

In breve

Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
40°03′40″ N, 8°43′51″ E
Indirizzo
Paulilatino

Storia e descrizione

Il santuario nuragico di Santa Cristina è un'area archeologica situata nel territorio del comune di Paulilatino, in provincia di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale e nella parte meridionale dell'altopiano di Abbasanta. La località prende il nome dalla chiesa campestre di Santa Cristina che si trova nelle sue vicinanze.

Il sito si compone essenzialmente di due parti: la prima, quella più conosciuta e studiata, costituita dal tempio a pozzo, un pozzo sacro risalente all'età nuragica, con strutture ad esso annesse: capanna delle riunioni, recinto e altre capanne più piccole. La seconda parte del complesso a circa duecento metri a sud-ovest è costituita da un nuraghe monotorre, da alcune capanne in pietra di forma allungata di incerta datazione ed un villaggio nuragico, ancora da scavare, di cui sono visibili solo alcuni elementi affioranti. Benché di limitato interesse archeologico, integra il complesso l'area devozionale cristiana della chiesa e novenario di Santa Cristina, inteso come il luogo nel quale si celebra la novena in onore della santa.

Storia

Nel 1841 nel Dizionario Angius-Casalis l'Angius pubblica una prima descrizione sommaria del complesso monumentale:

Nel 1857 Giovanni Spano pubblica un articolo con allegato un rilievo grafico del monumento. Il canonico descrive e interpreta il pozzo sacro in maniera piuttosto confusa: lo classifica come struttura nuragica, ma non riesce ad individuare la vera funzione dello stesso, ritenendolo, per similitudine con altri ritrovamenti, un carcere.

Nel 1860 il La Marmora nel suo Itinéraire elogia il monumento e lo paragona «al Tesoro di Atreo, a Micene, nella Grecia, descritto e figurato da Giacomo Stuart». Nei primi anni del XX secolo furono indagati altri pozzi sacri in Sardegna: Antonio Taramelli, archeologo della prima metà del Novecento, ne intuisce finalmente la funzione. Il suo lavoro viene completato da Raffaele Pettazzoni, che nel suo libro sulle credenze degli antichi protosardi descrive il culto delle acque facendo riferimento anche a confronti esterni all'isola.

Nonostante l'importanza del monumento ed il suo ottimo stato di conservazione occorre attendere il 1953 per i primi scavi ed i primi restauri, proseguiti poi con le campagne dell'Atzeni del 1967-73 e 1977-83. Le più recenti campagne di scavo sono state condotte da Bernardini nel 1989-90 e da Arnold Lebeuf tra il 2005 ed il 2010, il quale definisce il pozzo sacro "un capolavoro, che combina un'insolita sobrietà nell'aspetto generale con un'incredibile complessità architettonica." Sono state programmate altre ricerche concentrate soprattutto nella zona del villaggio nuragico.

Il Pozzo sacro

Il pozzo sacro, la cui costruzione può essere posta attorno all'XI secolo a.C. è racchiuso da un tèmenos, recinto di forma ellittica che separa l'area sacra da quella profana, che ne circonda un altro a forma di "serratura", all'interno del quale è situato il pozzo stesso. La struttura è simile a quella degli altri pozzi sacri che si trovano in Sardegna, ma si differenzia da essi per l'ottimo stato di conservazione delle parti interne e anche per le dimensioni, molto grandi e ben proporzionate.

Il pozzo è preceduto da un vestibolo, dove probabilmente si svolgevano cerimonie di culto; dopo il vestibolo segue la scala, che si apre in un vano trapezoidale; la gradinata è formata da una rampa unica di 25 gradini, che si restringe verso il basso (da circa 3,50 m alla sommità a 1,40 m alla base) man mano che si avvicina alla camera che contiene il pozzo vero e proprio; la scala è raccordata specularmente alle architravi di copertura, formati da blocchi tutti uguali tra loro che creano uno straordinario effetto a "scala rovesciata" di larghezza costante.

Il pozzo sacro vero e proprio è formato da una cella di pianta circolare (diametro circa 2,5 m) coperta da una thòlos (pseudocupola) a volta ogivale alta quasi 7 m, realizzata con blocchi di basalto lavorati e disposti in filari, il cui diametro a partire dall'architrave della porta d'ingresso, posizionata alla fine della gradinata, diminuisce fino a creare un foro di 35 cm circa a livello del suolo. Questo foro è ancora oggi oggetto di dibattito: non si sa se originariamente fosse chiuso da una pietra circolare o meno. …

Il complesso nuragico

A circa 200 metri di distanza dal pozzo sacro in direzione sud ovest, oltre la chiesetta di Santa Cristina, è situato un nuraghe costituito da una semplice struttura monotorre, di cui restano ben conservati i resti del primo piano con la thòlos e la scala di acceso al piano superiore integre. Esso fu probabilmente eretto anteriormente alla costruzione del pozzo sacro, testimoniando una frequentazione del sito anche prima che il pozzo e la relativa area sacra venissero edificati, frequentazione che poi continuò anche nel medioevo con la costruzione della chiesa campestre di Santa Cristina che soppiantò l'antico culto nuragico. Ben visibili in superficie nel bosco di olivastri si trovano tre capanne dalla forma allungata. Sono costruzioni sicuramente successive all'età nuragica, tra le poche presenti in Sardegna, e se ne conosce l'uso come ricovero per il bestiame. Una di esse è ancora intatta e presente una lunghezza di quasi 14 m, la copertura è a lastre di pietra con mura massicce poste a formare una sezione trasversale trapezoidale. L'entrata principale si trova sul lato corto esposto ad est, mentre un accesso secondario si apre sul lato lungo a fior di terra a circa 8 m dall'entrata principale. Le tre capanne sono di datazione incerta ed è necessario attendere i dati degli scavi programmati nel prossimo futuro.

Completano l'area i resti di un villaggio nuragico ancora da scavare costituito da capanne di forma circolare. Nei dintorni sono sparse varie tombe dei giganti e qualche nuraghe.

Il complesso devozionale cristiano

Si sviluppa attorno alla chiesa campestre di Santa Cristina ed è costituito da 36 piccole abitazioni dette muristenes o cumbessias ed edificate a partire dal XVIII secolo (come attesta un'iscrizione sopra una di esse) che costituiscono un novenario, cioè il luogo dove i fedeli si riuniscono in preghiera nei nove giorni precedenti la festa. In tale periodo i fedeli meno abbienti si recavano ogni sera dopo il lavoro alla chiesa e rientravano successivamente alle loro abitazioni mentre i benestanti risiedevano nelle cumbessias costruite proprio per questo scopo.

Le due ricorrenze oggetto di devozione sono quella di Santa Cristina, che viene festeggiata nella seconda domenica di maggio (anche se nel calendario cattolico Santa Cristina si festeggia il 24 luglio), e quella dedicata all'Arcangelo Gabriele nella quarta domenica di ottobre. Va notato che la devozione a Santa Cristina di Bolsena si riallaccia al culto delle acque praticato dagli antichi popoli nuragici; infatti Cristina, undicenne vergine protocristiana, fu condannata a morte per annegamento: legatale una pesante pietra al collo, fu gettata nelle acque del lago; la pietra però, sorretta dagli angeli, galleggiò e riportò a riva la fanciulla.

La chiesetta, la cui costruzione è documentata tra il XII ed il XIII secolo, è stata più volte rimaneggiata. Della struttura originaria non restano che i muri perimetrali dell'abside, secondo alcuni costruiti in buona parte con pietre prelevate dalla parte in elevazione del pozzo sacro nuragico.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Area archeologica di Santa Cristina».

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Area archeologica di Santa CristinaPaulilatino
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Domande frequenti

Dove si trova Area archeologica di Santa Cristina?

Area archeologica di Santa Cristina si trova nel comune di Paulilatino, in provincia di Oristano (Sardegna), all'indirizzo Paulilatino. Coordinate: 40.06114, 8.73097.

Quali sono gli orari di Area archeologica di Santa Cristina?

Secondo OpenStreetMap gli orari sono: Tutti i giorni: 8:30–tramonto. Verifica sempre sul sito ufficiale prima della visita.

Cosa vedere vicino a Area archeologica di Santa Cristina?

Nei dintorni si trovano: Nuraghe Lugherras (a 4,4 km), Nuraghe Losa (a 8,1 km), Palazzo Boyl (a 8,1 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Santa Cristina Pozzo Sacro Esterno 5849 — Aga Khan (IT), CC BY-SA 3.0
  2. Paulilatino - Area archeologica di Santa Cristina - 2025-09-28 21-15-51 001 — Annika_of_Nine, CC BY-SA 4.0
  3. Paulilatino - area archeologica di Santa Cristina - 2026-09-23 13-03-50 001 — Kiko_moreno, CC BY-SA 4.0
  4. Santuario nuragico di Santa Cristina (Paulilatino 07 — Daniel Ventura, CC BY-SA 4.0
  5. Santuario nuragico di Santa Cristina 02 — Cristiano Cani, CC BY-SA 3.0
  6. Pozzo di Santa Cristina — LeonardoRiu, CC BY-SA 4.0
  7. Pozzo sacro di Santa Cristina, dal fondo del pozzo. - panoramio — Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0
  8. Pozzo sacro di Santa Cristina, l'ingresso. - panoramio — Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0
  9. Pozzo Sacro di Santa Cristina, la sorgente. - panoramio — Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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