Palazzo delle Poste di Trento
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Foto: Lungoleno, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Villa / Palazzo storico

Palazzo delle Poste di Trento

Edificio di Trento

Trento (TN), Trentino-Alto Adige

Indicazioni

In breve

Stile
Architettura futurista
Architetto
Angiolo Mazzoni
Coordinate
46°04′01″ N, 11°07′25″ E

Storia e descrizione

Il Palazzo delle Poste di Trento in piazza Alessandro Vittoria, è stato progettato da Angiolo Mazzoni nel 1929 e inaugurato nel 1934. Mazzoni lo definì «non un palazzo ma un insieme di costruzioni fra loro unite».

Storia

L'edificio, in stile futurista, fu eretto nell'area prima occupata dal rinascimentale Palazzo a Prato, ex zuccherificio, distrutto da un incendio il 13 dicembre 1845, e sostituito poi da un palazzo postale, in stile Impero, ad opera di Friedrich Setz. Nella struttura furono inglobate alcune parti dei precedenti edifici, tra queste il portale del 1512, alcune arcate del portico colonnato del cortile ed una trifora con capitelli ionici. Sopravvisse inoltre il prestigioso caminetto modanato, trasferito poi presso Castel Thun, in Val di Non.

Con l'avvento del fascismo, Trento subisce un rinnovo urbanistico. Alcuni edifici pubblici importanti come la stazione ferroviaria, le caserme militari e il palazzo postale risultano troppo esplicitamente "austriaci".

Il nuovo palazzo postale viene ricostruito e terminato nei primi anni '30.

All'interno furono realizzate opere da Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Tato, Luigi Bonazza, Gino Pancheri, Stefano Zuech, Alcide Ticò.

Il palazzo delle Poste risultò subito estraneo alla tradizione locale ed alla situazione architettonica creata dagli edifici vicini, come ad esempio il monumentale palazzo Sardagna o da quelli che si affacciano su piazza Vittoria. Nacque la leggenda che a Roma s'erano confusi, e avevano mandato a Trento un progetto destinato a Bengasi. Un'altra fonte narra di uno scambio di cartelle negli schedari tra Trento e Tripoli, che per ordinamento alfabetico avrebbero dovuto essere affiancate.

Nelle fasi di costruzione sarebbe emerso un disaccordo tra Angiolo Mazzoni e Fortunato Depero. In seguito «quella che può apparire una piena convergenza d'intenti e che l'ormai anziano architetto tenderà ad accreditare come tale, è in realtà il frutto delle pressioni di Depero, il quale – originariamente escluso – ottiene l'incarico dopo aver interpellato Maraini e fatto intervenire in suo favore Marinetti presso il ministro Ciano».

Descrizione

Per la costruzione furono utilizzati materiali di provenienza locale quali il porfido ocra di Predazzo (cassetta da lettere), il marmo giallo di Mori (gradini dello scalone) e il calcare bianco di Pila (lesene diamantate esterne). La facciata esterna, inoltre, era originariamente trattata con intonaco blu cobalto: «nella Trento redenta dal primo conflitto mondiale, gli intonaci esterni color azzurro sabaudo risultarono più forti di ogni tricolore».

L'edificio è strutturato su due piani. Al piano terra vi sono i servizi in denaro, quelli postali, le corrispondenze, la sala scrittura e la sala del dopolavoro. Al secondo piano il caveau, il servizio telegrafi e gli uffici amministrativi. Pare che il Mazzoni si preoccupasse molto dei dettagli, tanto da disegnare lui stesso l'arredo e la disposizione degli oggetti (layouting) negli ambienti dei primi progetti come ad esempio i tavoli e gli espositori.

Luigi Bonazza dipinse l'affresco «Il ricevimento dei tre cardinali nel Palazzo a Prato ai tempi del Concilio»; Gino Pancheri ha realizzato "I boscaioli e i vignaioli" al secondo piano sopra lo scalone. Fortunato Depero e Tato realizzarono, a separazione della sala del dopolavoro con il cortile, le sei vetrate policrome (“Le macchine”, “Le arti” ed “Il tempo fascista” di Depero, “La marcia della gioventù”, “Le comunicazioni aeree” e “La rivoluzione” di Tato) andate poi perdute; non è chiara la causa della rimozione: secondo Bocchi e Oradini è da rinvenire nei bombardamenti anglosassoni del 1943; secondo, invece, il Passamani sarebbero state danneggiate dall'alluvione del 1966 e «finite a colpi di piccone», ad avvalorare questa ultima ipotesi c'è una comunicazione del 19 gennaio 1968 dal sovrintendente Rasmo a proposito dei lavori in corso che prescrive che "le vetrate che chiudono le arcate dello stesso cortile siano sostituite con vetri incolori, senza disegno". Tato dipinse, inoltre, un quadro, raffigurante un treno in movimento. Enrico Prampolini realizzò tre piccole vetrate policrome (“Il risparmio”, “Il telegrafo” e “Le comunicazioni”), tuttora visibili lungo il corridoio che conduce ai locali del secondo piano «dando ad ognuno delle composizioni un’assoluta modernità di pensiero, una veloce immediatezza di linea ed una sinfonia di colori, così concordanti, da forme vivissime, personali e suggestive creazioni». …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo delle Poste di Trento».

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Domande frequenti

Dove si trova Palazzo delle Poste di Trento?

Palazzo delle Poste di Trento si trova nel comune di Trento, in provincia di Trento (Trentino-Alto Adige). Coordinate: 46.06695, 11.12374.

Cosa vedere vicino a Palazzo delle Poste di Trento?

Nei dintorni si trovano: Palazzo a Prato (a 0 m), Palazzo Sardagna (a 100 m), Palazzo Roccabruna (a 100 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 4 foto
  1. Palazzo delle Poste di Trento 02 — Lungoleno, CC BY-SA 4.0
  2. Affresco al Palazzo delle Poste di Trento — Lungoleno, CC BY-SA 4.0
  3. Palazzo delle Poste di Trento 01 — Lungoleno, CC BY-SA 4.0
  4. Trento, palazzo delle poste, portale — Sailko, CC BY 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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