Lucone di Polpenazze
  • Patrimonio UNESCO
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Foto: Gafforso, CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Lucone di Polpenazze

Sito palafitticolo italiano

Polpenazze del Garda (BS), Lombardia

Indicazioni

In breve

Tutela
Parte di un patrimonio mondiale dell'umanità
Patrimonio UNESCO
Siti palafitticoli preistorici delle Alpi
Coordinate
45°33′03″ N, 10°29′16″ E

Storia e descrizione

Il Lucone di Polpenazze del Garda è uno dei più conservati tra i bacini che costellano l'anfiteatro morenico del lago di Garda. Si tratta di un'ampia conca, ora in gran parte bonificata, un tempo occupata da un piccolo specchio d'acqua. Le caratteristiche ambientali segnalano l'area come una preziosa oasi ecologica, mentre la grande abbondanza di ritrovamenti archeologici e la qualità dei dati paleoambientali fanno di questa località un sito di fondamentale importanza per lo studio della Preistoria nell'Italia settentrionale. Proprio per preservare questo sito per le generazioni future, nel giugno 2011 il Lucone è stato inserito nella lista del Patrimonio dell'umanità dell'Unesco nell'ambito del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici dell'arco alpino”. I reperti archeologici ritrovati al Lucone sono conservati presso il civico Museo archeologico della Valle Sabbia a Gavardo. Il Museo conduce con concessione ministeriale diretta le campagne di scavo archeologico presso il sito.

Il sito Patrimonio dell'Umanità

Il sito seriale transnazionale Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino è entrato a far parte della Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco nel giugno 2011.

Si tratta di un sito complesso, che comprende ben 111 siti e coinvolge, oltre all'Italia, la Svizzera (che ha promosso la candidatura), la Francia, la Germania, l'Austria e la

Slovenia.

L'arco di tempo coperto va dal Neolitico all'età del Ferro (5000-500 a.C.). Del sito fanno parte 19 abitati palafitticoli italiani, dei quali 10 si trovano in Lombardia.

Gli scavi archeologici dal 1965 a oggi

I primi rinvenimenti presso il Lucone avvennero a seguito della bonifica parziale, eseguita nel corso del XVI secolo con la costruzione di un canale scolmatore scavato attraverso il cordone morenico a lago. Il bacino appariva a quel tempo “a forma d'un pario d'ochiali, et che ora è sugato un occhio solo, et anco quella distanza che è fra li dui occhij dell'ochiale, e di più all'altro occhio è sugato ancora assai tereno…”. La mancata estrazione della torba durante il periodo infrabellico novecentesco, che afflisse molti bacini consimili, determinò la fortuna della sua conservazione quasi integrale.

Lo scavo dello scolmatore fu un'opera d'ingegneria idraulica ardita per quei tempi, che fece meritare agli abitanti di Polpenazze l'appellativo di foramùcc (fora monti).

Nel XX secolo l'interesse per le ricerche preistoriche presso il Lucone si risveglia dopo la parentesi bellica, verso gli anni '50-'60, per iniziativa della maestra Isa Marchiori, che riesce a sollecitare l'interesse scientifico dell'ambiente di ricerca universitaria milanese e della competente Soprintendenza archeologica della Lombardia.

Nel 1965, con l'autorizzazione della Soprintendenza, il Gruppo Grotte di Gavardo, guidato dal maestro Piero Simoni, inizia le ricerche presso il più esteso degli insediamenti palafitticoli individuati al Lucone, ricerche che culminano col ritrovamento della famosa piroga in legno di quercia, immortalata dalla copertina illustrata della Domenica del Corriere del 5 settembre dello stesso anno. Comincia così un entusiasmante e fruttuoso periodo di indagini archeologiche che contribuiranno a consacrare il sito come uno dei più importanti della preistoria della zona prealpina.

Nel frattempo le periodiche raccolte di superficie hanno portato alla definizione di almeno cinque aree di affioramento dei materiali, probabilmente pertinenti a differenti abitati (A, B, C, D, E), tutte con almeno una fase insediativa in comune nel corso del Bronzo Antico. …

Il Lucone D

Le nuove ricerche che il Museo archeologico della Valle Sabbia ha intrapreso a partire dal 2007, in concessione ministeriale e con il sostegno finanziario di Regione Lombardia e dei comuni di Gavardo e di Polpenazze del Garda, hanno tralasciato al momento il sito più grande (Lucone A) per concentrarsi sul Lucone D, un sito più piccolo, identificato nel 1986 da Gabriele Bocchio, che vi fece, su incarico della Soprintendenza, un piccolo saggio esplorativo.

Si è scelto di scavare un sito meno complesso di Lucone A per avere la possibilità di indagarne un'ampia porzione nel tentativo di ricostruire le caratteristiche

dell'abitato, di definire la forma e l'ampiezza delle case e le dinamiche di fondazione, sviluppo e infine di abbandono. Da quello che finora conosciamo, la storia del Lucone D

inizia un giorno del 2034 a.C. quando un gruppo di uomini sceglie di abbattere querce centenarie per costruire un nuovo villaggio. Da ogni tronco vengono ricavati anche più pali di notevole lunghezza, i quali vengono infissi nei limi lacustri per sorreggere gli impalcati lignei delle case, costruite direttamente sull'acqua.

Il villaggio in seguito si sviluppa e in mezzo ai pali di sostegno delle case inizia a formarsi un deposito prodotto dai materiali che cadono o vengono buttati dagli impalcati: si formano i livelli ricchi di elementi vegetali e di materiali organici che caratterizzano la parte più bassa della stratigrafia. In questi strati la forte umidità ha preservato dal tempo molti materiali deperibili: strumenti agricoli in legno, tessuti in fibra di lino, frutti e semi. …

Tipi di reperti ritrovati

Dai livelli delle varie fasi del sito proviene una quantità impressionante di frammenti ceramici, se non di vasi interi, appartenenti a varie tipologie: si va dai recipienti da mensa per mangiare e bere (tazze, ciotole e boccali) o per servire e conservare bevande (anfore) a quelli per cucinare (scodelle e vasi troncoconici) fino ai grandi vasi per conservare derrate alimentari di vario tipo (orci e dolii). Sono inoltre testimoniati strumenti per la filatura e la tessitura (fusaiole in terracotta e pesi da telaio in gran parte in argilla cruda),nonché un'interessante collezione di frammenti di tessuto di lino.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Lucone di Polpenazze».

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Come arrivare

LonatoTreno, la più vicina
10,4 km in linea d’aria
Lucone di Polpenazze
Moniga del Garda5,2 km
Aeroporto Brescia Montichiari18,3 km

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Domande frequenti

Dove si trova Lucone di Polpenazze?

Lucone di Polpenazze si trova nel comune di Polpenazze del Garda, in provincia di Brescia (Lombardia). Coordinate: 45.55076, 10.48770.

Cosa vedere vicino a Lucone di Polpenazze?

Nei dintorni si trovano: Castello di Polpenazze del Garda (a 1,6 km), Villa Atelier (a 2 km), Castello di Soiano del Lago (a 2,4 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Lucone D. l'area di scavo. — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  2. Lucone di Polpenazze. Panorama — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  3. L'area dell'ex lago Lucone. — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  4. Lago lucone — io, Public domain
  5. Lucone D.Il cranio in situ — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  6. Panorama di Lucone negli anni "60 — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  7. Panorama lucone — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  8. Attività di visite guidate sullo scavo. — Gafforso, CC BY-SA 3.0
  9. I pali. — Gafforso, CC BY-SA 3.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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