Castelluzzo
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Foto: Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Castello

Castelluzzo

Edificio fortificato tra i centri di Orvieto e Lubriano

Bagnoregio (VT), Lazio

Indicazioni

In breve

Tipo
Castello
Coordinate
42°38′42″ N, 12°04′37″ E

Storia e descrizione

Il Castello Magoni-Funari, detto Castelluzzo, è un edificio storico fortificato tra i centri di Orvieto e Lubriano, in località Pietrara, lungo la strada provinciale 54 “Capraccia”, che conduce a Bolsena.

Notevolmente trasformato e modificato nel corso dei secoli, conserva nelle architetture e nei documenti prove di una continuità di vita lungo nove secoli, in corrispondenza della via Romea Germanica, all’incrocio di due antiche strade: la strada romana che collegava Bolsena con alcuni guadi del Tevere e la strada che collegava Orvieto e Ferento.

Storia

La posizione del Castelluzzo lungo il percorso tra Orvieto e Lubriano induce a ipotizzare che esso costituisse una tappa della via Romea Germanica. A sostegno di questa interpretazione concorrono alcuni toponimi conservatisi nell'area circostante, come l'Osteriaccia o la Valle dell'Oste, che sembrano richiamare la presenza di strutture di accoglienza e di servizio ai viandanti. Il Castelluzzo farebbe parte di una rete di fortificazioni insediata dalla famiglia Monaldeschi nel territorio su cui esercita fin dal secolo XI un potere feudale. Il Castelluzzo figura infatti nel Catasto Orvietano fin dal 1292. Scampato a secoli di guerre fratricide nel territorio controllato dai Monaldeschi, è espugnato e saccheggiato dal capitano di ventura Angelo di Lavello detto il Tartaglia nel 1413; il 7 agosto 1441 è il luogo degli accordi tra Orvieto e Bagnoregio da parte del Conte Simonetto di Castel di Piero. Alla fine del Cinquecento è ancora un luogo di importanza strategica nella rete viaria altolaziale, come testimonia la sua presenza, assieme ai maggiori edifici difensivi ed agglomerati urbani tra Viterbo ed Orvieto, nella Galleria delle carte geografiche di Ignazio Danti, nei Palazzi Vaticani.

Nel 1617, dalla relazione di una visita pastorale datata 1º giugno si evince che il proprietario del complesso e patrono della chiesa è ancora un Monaldeschi, Nicola. Passato di proprietà per contratto di matrimonio dai Monaldeschi alla nobile famiglia dei Buzi-Magoni di Orvieto, venne restaurato come residenza campagnola dai nuovi proprietari nel 1661 (data incisa negli architravi del piano nobile insieme al nome di Gaspar Magonius). Subì ingenti danni durante il terremoto della valle Teverina del 1695, ancora leggibili nelle ampie risarciture seicentesche e settecentesche delle murature medievali.

Nell'800, viene eretto un campanile a vela sull'arco di accesso, la cui campana riporta in bronzo il nome del benefattore: Roberto Magoni. In seguito il Castelluzzo è protagonista dei fatti maggiori della storia d’Italia: vi soggiornano, tra l’altro, le truppe garibaldine nel 1867:

Con la morte di Nazareno Magoni nel 1890, il Castelluzzo passa alla famiglia orvietana dei Montini. Occupato dalle truppe tedesche, subisce i bombardamenti alleati nel Secondo Conflitto mondiale, per rinascere, nel dopoguerra, come casa colonica. In questa veste, si dice, accoglie Federico Fellini, che lo visita durante le riprese de La Strada, nel 1952.

Descrizione

Il Castelluzzo sorge su un colle di tufo a tre chilometri da Lubriano, tra il Fosso Cieco ad Est e il fosso delle Brunette a Ovest, all'incrocio e a difesa di due antiche strade, la strada romana che collegava Bolsena con alcuni guadi del Tevere; e la strada che collegava Orvieto e Ferento. Il complesso fortificato si sviluppa attorno ad una corte interna provvista di una cisterna di recupero delle acque meteoriche voltata e riferibile ad un primo nucleo alto-medievale dell'insediamento.

La struttura, nata evidentemente intorno ad un maschio (oggi inglobato nel volume dell'edificio) si presenta come un grande corpo di fabbrica centrale, a tre piani, delimitato a Nord-Est e a Nord-Ovest da due torri; e circondato da altri edifici minori, che conservano nelle loro strutture lacerti dell'antica cinta muraria: una casa colonica ad Ovest; alcune rovine a Sud; un ampio granaio e garage agricolo ad Ovest, costruito negli anni Settanta del Novecento, demolendo le antiche scuderie. Fuori del recinto della piccola piazza d'armi, proprio in faccia all'arco di accesso, sorge la chiesa della Madonna della Neve, probabilmente ricavata anch'essa da antiche strutture difensive precedenti, conservante al suo interno tracce di affreschi quattrocenteschi.

Gli interni del Castelluzzo, rimaneggiato nel XVI secolo e nelle epoche successive, poco conservano della struttura medievale.

Chiesa di Sancta Maria ad Nives

Probabilmente costruita sulle vestigia di una antica torre di controllo dell'accesso al Castello, la chiesa di Santa Maria della Neve si trova subito fuori la corte ed è riconducibile ad un edificio a pianta centrale con annessa sagrestia. Al suo interno conserva una importante stratigrafia: durante i lavori di manutenzione del tetto sono state rinvenute delle feritoie murate a ridosso dell'altare oltre a resti di affreschi riferibili al XV secolo e raffiguranti San Sebastiano, sormontato dallo Spirito Santo e circondato da decori floreali e bande turchine.

Nulla si è conservato invece delle suppellettili e dei decori di epoca neoclassica, che sono ancora in uso fino agli anni Venti del Novecento, come testimoniano documenti fotografici dell'epoca.

Riguardo alla funzione esercitata dalla chiesa nel corso dei secoli, da una causa civile datata 9 dicembre 1604 apprendiamo che essa è sede parrocchiale del territorio del Castelluzzo, ed officiata da Sacerdote Curato. Già alla fine del XVIII sec. però è ridotta a filiale della chiesa di Lubriano:

A cavallo tra Ottocento e Novecento l'edificio venne relegato alla funzione di cappella privata a servizio del maniero. Dopo il secondo conflitto mondiale l'edificio di culto viene utilizzato come scuola rurale per le famiglie coloniche. Restaurata negli anni Novanta, ricevette la visita del Servo di Dio Padre Gianfranco Maria Chiti, che vi officiò la Santa Messa.

Conserva ancora al suo interno la Madonna Pellegrina, una effigie della Vergine del Poggio venerata a Lubriano che nel giorno di festa veniva portata in processione, benedicente, come viatico per le campagne e i casolari del territorio.

La Torraccia

A circa due chilometri dal Castelluzzo, in direzione Nord ed esattamente all'intersezione dei due fossi che difendevano il Castelluzzo, il fosso Cieco ed il fosso delle Brunette, si trovano i resti di un sistema difensivo ulteriore ed articolato intorno una torre, sorta di testa di ponte, che vive ancora nel toponimo del podere su cui insiste (la Torraccia).

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Castelluzzo».

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Castelluzzo

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Domande frequenti

Dove si trova Castelluzzo?

Castelluzzo si trova nel comune di Bagnoregio, in provincia di Viterbo (Lazio). Coordinate: 42.64488, 12.07701.

Cosa vedere vicino a Castelluzzo?

Nei dintorni si trovano: Bagnoregio (a 1,9 km), Porta di Santa Maria (a 3,5 km), Civita di Bagnoregio (a 3,6 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 9 foto
  1. Castelluzzo vista Nord-Ovest — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  2. Campanile chiesa Castelluzzo — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  3. Castelluzzo Galleria delle carte geografiche — Prometeo fun, CC BY-SA 4.0
  4. Chiesina del Castelluzzo — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  5. Il Castelluzzo nel 1908 — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  6. Lato Est del Castelluzzo — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  7. Sez. V Castelluzzo — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  8. Die 30 Augusti 1791 — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0
  9. La torraccia autunno — Ugolino da bolsena, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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