Torre di Albidona
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Foto: DonGatley, CC BY 3.0 · Wikimedia Commons

Fortezza / Torre

Torre di Albidona

Albidona (CS), Calabria

Indicazioni

In breve

Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
39°54′31″ N, 16°34′11″ E
Indirizzo
Strada Provinciale 253

Storia e descrizione

La Torre di Albidona è una torre costiera di avvistamento nelle vicinanze della omonima città e risalente al sedicesimo secolo. Fu fatta costruire dal viceré spagnolo don Pedro De Toledo al fine di prevenire le incursioni saracene. È collocata su una collinetta prospiciente la costa, nell'appendice litoranea del territorio di Albidona, posto più a monte, che le garantisce la visuale sul mar Ionio, sul golfo di Taranto e sul golfo di Corigliano.

Struttura

La torre ha una forma cilindrica nella parte alta, mentre la base ha forma tronco-conica, con un diametro di circa 9 metri ed un'altezza di circa 12 metri; è costruita con pietre locali e le pareti sono spesse circa 2 metri.

È costruita con pietre locali, non squadrate, in quanto perlopiù raccolte in prossimità di correnti d'acqua (come il greto dei torrenti o la riva del mare), adese con un impasto di calce.

Le tecniche di costruzione sono molto simili a quelle adottate nel Salento per i trulli: la struttura veniva elevata senza l'ausilio di impalcature o telai, ma soltanto predisponendo una massa di terra e ciottoli, attorno alla quale veniva costruito il muro circolare, alquanto spesso (circa 2 metri), che sulla sommità veniva chiuso a cupola. A quel punto si disponeva la costruzione di un ulteriore muro, riempiendo la sommità con pietre atte a contenere la volta sottostante, ripetendo nuovamente l'operazione per la seconda volta e per la terrazza, per poi svuotare l'interno del materiale predisposto in origine.

Inoltre, la torre è dotata di una particolare struttura di mantenimento della temperatura, grazie alla presenza di piccole camere d'aria negli interstizi fra un ciottolo e l'altro, che trattengono sia il calore che il freddo.

Essa non era accessibile dal vano terreno, ma soltanto dal piano superiore (la zona di avvistamento), tramite una botola, e poi dall'apertura a cui era connesso il ponte levatoio. Nel secondo livello (a cui si accedeva tramite una piccola apertura) ancora oggi è visibile un gancio pendente dal soffitto, la cui funziona è sconosciuta (si presume associato a una carrucola). Sulla sommità, presenta la tipica merlatura delle fortificazioni medievali: i merli sono provvisti di larghe carditoie, tramite le quali era verosimilmente possibile lanciare dardi, proiettili o olio bollente.

La torre è giunta ad oggi quasi intatta, ad eccezione della scala e del ponte levatoio, ricostruiti solo negli anni '80. Tale conservazione è stata anche favorita dall'opera di interramento naturale che l'altura, prospiciente il mare, su cui è posta ha subito nel corso dei secoli. Il mancato contatto con l'acqua salmastra ha pertanto evitato che la struttura potesse subire fenomeni di corrosione e levigazione, come accaduto con molte altre torri costiere dello stesso litorale (come la vicina Torre Spaccata di Amendolara). …

Storia

La Torre di Albidona fu costruita dal viceré spagnolo don Pedro De Toledo, marchese di Villafranca, con il sostegno del primo marchese di Cerchiara, Fabrizio Pignatelli. Essa apparteneva a un sistema di torri di difesa, installate in quel periodo a 6000 passi di distanza l'una dall'altra.

Gustavo Valente la descrive così:Fa lo stesso Emilio Barillaro, che la definisce così:

Nel corso del tempo la Torre ha assunto varie denominazioni:

nel 1568 era chiamata Torre dei Monaci, in quanto appartenuta a lungo ai monaci basiliani, che si erano stabiliti nella località Càfaro, oppure perché nell'altura limitrofa, ancora oggi chiamata Timpone della Madonna, sorgeva qualche eremo;

nel 1792 era chiamata Torre di Alvidonia, quando fu adoperata per l'ordinamento doganale, ed era in possesso del Duca di Campochiaro, che deteneva anche il potere del paese;

nel 1938 divenne la Torre Marina e passò alla famiglia Chidichimo, che ancora ne è proprietaria.

Oggi è conosciuta più semplicemente come Torre di Albidona, in quanto ricadente all'interno del territorio del comune dell'Alto Ionio Cosentino.

Le torri si dividevano in cavallare e di difesa. Le torri cavallare erano affidate a un torriere, il quale si serviva di particolari addetti, chiamati per l'appunto cavallari, che si muovevano a cavallo da una torre all'altra, per fornire l'avvertimento riguardo ad eventuali necessità di difesa dalle incursioni. I torrieri e i cavallari erano nominati dall’amministrazione comunale, pertanto quelli della Torre di Albidona furono solitamente di origine albidonese.

Ad oggi ci pervengono i nomi di diversi torrieri:

nel 1601 era presidiata da una piccola guarnigione militare, guidata dal capitano Moyse Paladino, forse di Albidona;

nel 1668-69 era presidiata dal capitano Francesco d'Aurelio, anch'egli forse albidonese;

un altro torriere fu Francesco Naso;

nella seconda metà del Settecento la torre era custodita da due cavallari invalidi, retribuiti dal popolo albidonese di ben 35 carlini al mese, una spesa molto gravosa per l'economia di Albidona a quel tempo;

dal 1825-26 al 1853 fu cavallaro Pasquale Oriolo fu Matteo, di Albidona. …

Il mito di Leucotea

L'area costiera posta al di sotto della Torre, unico punto di contatto del territorio albidonese con il mare, ha radici legate anche alla mitologia greca, con la leggenda della ninfa Leucotea.

Ne parla Rinaldo Chidichimo, che ripercorre il mito omerico di Ulisse, il quale, tra le sue vicissitudini vissute al ritorno verso Itaca, incontra la dea Calipso, sull'isola di Ogigia (che leggenda vuole collocata proprio a qualche miglio dalla battigia albidonese, nei pressi della Secca o Banco di Amendolara).

Poco lontano, invece, si trovava Leucotea (o Ino), la bellissima fanciulla che fu fatta precipitare da Giove in mare, poiché era resistente alle sue tentazioni, e per intercessione di Giunone (cui era devota), fu resa divina e trasformata in una bellissima fontana. Di tanto in tanto, infatti, secondo la leggenda, la dea si affaccia in superficie, generando un grande vortice, che alcune antiche carte geografiche indicano come Vortice di Alba Domna o di Albidona.

Lo stesso vortice, secondo quanto narra lo storico Eliano, sarebbe stato responsabile dell'affondamento di 300 navi della flotta inviata nel 377 a.C. da Dionigi il Vecchio, tiranno di Siracusa, per sconfiggere la città di Thurii.

Leucotea, infatti, in greco significa proprio "dea bianca". Da qui si può presupporre anche una ulteriore etimologia del toponimo Albidona, derivante proprio dal latino alba domna (cioè "signora bianca"), derivante a sua volta da Leucotea (cioè "dea bianca").

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Torre di Albidona».

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Torre di AlbidonaStrada Provinciale 253

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Domande frequenti

Dove si trova Torre di Albidona?

Torre di Albidona si trova nel comune di Albidona, in provincia di Cosenza (Calabria), all'indirizzo Strada Provinciale 253. Coordinate: 39.90854, 16.56971.

Cosa vedere vicino a Torre di Albidona?

Nei dintorni si trovano: Castello di Amendolara (a 5 km), Museo archeologico statale Vincenzo Laviola (a 5 km), Palazzo Pucci (a 5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 2 foto
  1. Torre di Albidona — DonGatley, CC BY 3.0
  2. Maristella e torre di Albidona — Alby3, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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