Sito archeologico, Polcenigo (PN)
46°01′18″ N, 12°28′52″ E
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Sito archeologico
Sito palafitticolo di Palù di Livenza
Sito archeologico a Polcenigo, Italia
In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Tutela
- Parte di un patrimonio mondiale dell'umanità
- Patrimonio UNESCO
- Siti palafitticoli preistorici delle Alpi
- Coordinate
- 46°01′18″ N, 12°28′52″ E
Storia e descrizione
Il sito palafitticolo e naturalistico Palù di Livenza è un sito archeologico e naturalistico che si estende tra i comuni di Caneva e Polcenigo nella Provincia di Pordenone, in un'area di circa 60 000 mq posta nella parte settentrionale del bacino creato dalle risorgive del fiume Livenza.
Dal 2011 è inserito nella Lista del Patrimonio mondiale dell'UNESCO nell'ambito del sito seriale transnazionale “Siti palafitticoli preistorici attorno alle Alpi”, a causa della sua importanza storico-archeologica (insediamento palafitticolo), geologica e ambientale-naturalistica (studio delle ere geologiche e preservazione della biodiversità).
Il Palù è la sola località del Friuli-Venezia Giulia a far parte della serie dei villaggi palafitticoli.
Palù di Livenza
Il Palù di Livenza è un'area risorgiva umida che si estende in una vasta depressione naturale di origine tettonica alle pendici dell'altopiano del Cansiglio. L'area è delimitata dalle alture calcaree circostanti, dove fluiscono le due risorgive perenni del fiume Livenza (Santissima e Molinetto; il semi-perenne Gorgazzo si trova all'esterno del bacino) ed è compresa tra i comuni di Caneva e Polcenigo nella Provincia di Pordenone. Il Palù è importante per la sua biodiversità e le caratteristiche territoriali che hanno permesso lo stratificarsi e la conservazione dell'ambiente che si è susseguito nel corso del tempo.
Storia del sito e degli scavi
Sino al 1837, data nella quale si decise di effettuare degli interventi per bonificare la zona e, se possibile, renderla produttiva, il Palù era una vasta palude prodotta dalle sorgenti del fiume Livenza, ristagnanti in una depressione strutturale. Sebbene nel corso dei lavori fosse stata segnalata la presenza di resti archeologici nell'area, l'importanza archeologica della località non fu compresa fino al 1965, quando nella parte centro-settentrionale del bacino fu scavato un canale di bonifica che mise chiaramente in evidenza i resti di un villaggio palafitticolo.
Il primo studio riguardante il ritrovamento venne pubblicato nel 1973 da Canzio Taffarelli e Carlo Peretto dell'Università degli Studi di Ferrara e tratta dei numerosi frammenti ceramici e degli strumenti in selce recuperati nel terreno di risulta del canale. Ciò fornì un iniziale inquadramento cronologico e culturale dei materiali, introducendo il Palù tra i siti preistorici italiani allora noti. In quegli anni la parte centrale del bacino risultava impraticabile a causa dell'alto livello della falda acquifera rispetto al piano di campagna e non era possibile effettuare degli scavi stratigrafici con mezzi meccanici. Inizialmente furono quindi intrapresi solo carotaggi, al fine di definire la profondità e lo spessore della stratigrafia archeologica e di raccogliere dati d'interesse geologico.
Dal 1981 iniziarono le prime indagini archeologiche, condotte a cura della Soprintendenza Archeologica di Padova, principalmente ai fini di tutela. Alcuni saggi di controllo effettuati proprio in quell'anno e altri successivi nel 1983 permisero di mettere in luce una parte delle strutture lignee, in particolare numerosi pali verticali infitti nel limo e nelle argille basali, e di recuperare una pagaia di una piroga in legno di frassino. In mancanza di strutture che prosciugassero la zona indagata e ne contenessero le pareti, i saggi incontrarono parecchie difficoltà logistiche. …
Descrizione
Nel Palù è emerso un sito insediativo sviluppatosi tra circa il 4.500 e il 3.600 a.C., nel quale sono riconoscibili almeno quattro villaggi palafitticoli che risalgono a epoche diverse. Il sito è stato popolato, con l'alternanza di brevi periodi di abbandono, fino al Neolitico recente, che si conserva ancora in larga parte intatto nella parte più settentrionale del bacino.
Una frequentazione precedente significativa di tutta la zona circostante, sin dalla fine dell'era glaciale, è attestata dal ritrovamento nella parte meridionale di strumenti in pietra del Paleolitico superiore e del Mesolitico, e di numerose selci nell'attiguo bosco del Cansiglio, al tempo utilizzato come riserva di caccia, sebbene in questo periodo non si possa parlare di insediamenti o villaggi, in quanto fino agli ultimi cacciatori-raccoglitori la società era principalmente nomade e ad alta mobilità.
È provata anche una presenza umana sul territorio successiva a questo periodo, ma esterna rispetto alla zona umida, che era inutilizzabile per le coltivazioni e oramai considerata zona insalubre.
Essendo il Palù una zona profondamente soggetta al mutamento del livello dell'acqua in base alle condizioni atmosferiche, per lo sviluppo di un villaggio soprastante erano necessarie intricate strutture in legno, più volte adattate o abbandonate e stratificatesi nel corso dell'occupazione. In quest'area sono stati infatti individuati quasi un migliaio di elementi in legno fra pali verticali e travi orizzontali, ognuno con una determinata funzione all'interno del villaggio neolitico. …
Reperti
I villaggi palafitticoli sono ottime fonti di conoscenza della vita e della cultura materiale preistorica, poiché, in depositi torbosi sedimentati al di sotto della falda freatica e imbibiti come il Palù, la presenza costante di acqua e la mancanza quasi totale di ossigeno impedisce l'azione degli organismi decompositori, e preserva i resti organici, tramandando informazioni più complete rispetto ai tradizionali siti all'asciutto. La conservazione del legname con cui sono state costruite le strutture delle abitazioni e di bonifica aiuta infatti a comprendere l'evoluzione e l'organizzazione dei villaggi, mentre la preservazione di oggetti, attrezzi e di resti di cibo procura un dettagliato spaccato di vita quotidiana delle popolazioni che ci vivevano.
In seguito un elenco dei ritrovamenti già documentati più importanti, principalmente conservati al Museo Archeologico del Friuli Occidentale.
Ossa di animali, che permettono di ricostruire la dieta, la caccia e l'allevamento dell'epoca
Mele selvatiche carbonizzate e resti bruciati di corniolo, ghiande di quercia e di semi di farro, che suggeriscono la presenza di scorte alimentari bruciate da un incendio
Altri semi di cereali e di diversi frutti, che mostrano la dieta e l'agricoltura dell'epoca
Semi di papavero da oppio e semi e capsule di lino
Funghi del legno, raccolti e usati come esca da fuoco
Pece di betulla: piccoli grumi che recano tracce di denti umani e che provano l'abitudine di masticare questa sostanza, forse per le proprietà antisettiche e antinfiammatorie che possiede, oppure per il semplice piacere gustativo
Un dente forato umano: si tratta di un molare superiore forato alla radice appartenente a un individuo di circa 17-21 anni. Vista la buona conservazione della radice, il dente può essere caduto per ragioni naturali o può essere stato estratto dal corpo di un defunto. Il foro fa pensare che il dente venisse usato come ornamento, ma è possibile che esso avesse un'implicazione psicologica più profonda, instaurata dal legame con il possessore: un talismano, un ricordo o un trofeo. Si tratta di un reperto molto raro in quanto sono pochi i gli esempi contemporanei paragonabili …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Sito palafitticolo di Palù di Livenza».
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Domande frequenti
Dove si trova Sito palafitticolo di Palù di Livenza?
Sito palafitticolo di Palù di Livenza si trova nel comune di Polcenigo, in provincia di Pordenone (Friuli-Venezia Giulia). Coordinate: 46.02170, 12.48110.
Cosa vedere vicino a Sito palafitticolo di Palù di Livenza?
Nei dintorni si trovano: Castello di Polcenigo (a 1,8 km), Polcenigo (a 1,9 km), Castello di Caneva (a 5,1 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
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Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze