Palazzo Elmi Pandolfi
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Foto: Nicolapandolfielmi, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Villa / Palazzo storico

Palazzo Elmi Pandolfi

Edificio di Foligno

Foligno (PG), Umbria

Indicazioni

In breve

Coordinate
42°57′17″ N, 12°42′15″ E

Storia e descrizione

Palazzo Elmi Pandolfi, conosciuto anche come Palazzo Bolognini e successivamente come Palazzo Elmi, è una dimora storica situata nel centro di Foligno, in Umbria, al numero 21 di via Cesare Agostini, anticamente denominata via Morlupo.

Il complesso, di impianto prevalentemente rinascimentale e in parte ristrutturato nel XVII secolo, fu costruito sopra preesistenze medievali nel rione cittadino di Contrastanga. Originariamente appartenuto alla famiglia Bolognini, passò alla famiglia Elmi alla fine del XVIII secolo e, nel 1865, a Guglielmo Pandolfi, con l'obbligo testamentario di conservare il nome e lo stemma degli Elmi.

Il palazzo conserva ambienti decorati, pavimenti in maiolica, arredi storici, opere pittoriche, stemmi delle famiglie che ne furono proprietarie, una cappella privata e un archivio comprendente documentazione delle famiglie Elmi, Pandolfi Elmi e Jacobilli.

Storia

Il palazzo sorge su strutture più antiche rispetto all'edificio rinascimentale oggi visibile. Una parte delle murature interne, in particolare il muro posto sul lato opposto rispetto all'ingresso principale, è costituita da blocchi di pietra calcarea del Subasio appena sbozzati e viene ricondotta alle preesistenze medievali del complesso.

L'edificio si trova nell'antico rione di Contrastanga, lungo la strada un tempo chiamata via Morlupo e oggi intitolata a Cesare Agostini.

La costruzione del palazzo rinascimentale è collegata alla famiglia Bolognini, casato folignate tradizionalmente fatto risalire a un Bolognino vissuto nel 1280. La famiglia risulta tra quelle che godettero del grado consiliare cittadino almeno dal 1460.

Secondo un manoscritto di Alessandro Barnabò, Matteo Angelo di Silvestro Bolognini, morto nel 1493, era indicato come appartenente alla «Compagnia della Contrastanga». Tale informazione ha fatto ipotizzare che la famiglia risiedesse nell'area del palazzo già alla fine del XV secolo.

Alla fase dei Bolognini appartengono alcuni degli elementi decorativi più antichi conservati nel palazzo, tra cui lo stemma familiare posto sulla volta di uno dei saloni e, probabilmente, l'affresco quattrocentesco della Madonna con il Bambino.

Il casato Bolognini si estinse nel 1785. L'ultimo esponente, Giovanfrancesco Bolognini, figlio di Giovanni Battista Bolognini e di Ersilia Foschi da Rieti, morì il 1º agosto di quell'anno.

Alla morte di Giovanfrancesco Bolognini il patrimonio familiare, compreso il palazzo, passò ai figli di Girolamo Elmi. Quest'ultimo era figlio di Maria Bolognini, zia paterna di Giovanfrancesco, e di Filippo Elmi.

Gli Elmi avevano precedentemente risieduto in un palazzo del rione di Piazza della Spada, nell'area anticamente denominata rione Feldenghi, corrispondente all'odierna via Santa Margherita. Gli eredi della famiglia risultano stabiliti nel già Palazzo Bolognini almeno dal 1811.

L'Associazione Dimore Storiche Italiane descrive il palazzo come una costruzione cinquecentesca edificata dai Bolognini e successivamente ereditata dai conti Elmi. …

Architettura

La facciata principale è scandita orizzontalmente da due cornici marcapiano. Il piano terreno presenta un grande portale rinascimentale, affiancato da finestre munite di inferriate inginocchiate. Sotto le finestre si aprono aperture più piccole corrispondenti agli ambienti delle cantine.

L'architrave del portale, sostenuta lateralmente da volute, è decorata con motivi a ovuli e dentelli e reca l'iscrizione latina:

AETERNAM INQUIRE DOMUM

traducibile come «ricerca la casa eterna».

Al centro, sopra l'architrave, è collocato un piccolo rilievo con il trigramma bernardiniano. La presenza di simboli religiosi sopra i portali, in alternativa agli stemmi familiari, è stata rilevata dallo storico dell'arte Jörg Garms come una caratteristica ricorrente nell'architettura civile folignate.

Il piano nobile è caratterizzato da alte finestre con architravi sostenute da volute. Al centro di ciascun architrave è presente una piccola maschera scolpita. Al livello superiore si aprono le finestre del mezzanino.

Il portale introduce in un atrio con pavimento in laterizio e copertura a botte. Nella volta sono visibili due riquadri e un tondo leggermente incassati, probabilmente destinati in origine ad accogliere decorazioni pittoriche.

In fondo all'atrio si apre il cortile interno, caratterizzato da un doppio loggiato. Le arcate sono a tutto sesto, realizzate in laterizio, mentre i soffitti sono coperti da volte a crociera. Al di sopra del loggiato si trova una fila di finestre ad arco corrispondenti al sottotetto.

Sulla destra dell'atrio si aprono due passaggi. Il primo, coperto da una volta a botte, conduce verso gli scantinati attraverso un percorso inclinato simile a una mulattiera. Il secondo permette di raggiungere i piani superiori e il livello superiore del loggiato.

L'accesso alle sale avviene attraverso una struttura lignea con cimasa traforata, avvicinata da Cecconelli a soluzioni settecentesche presenti nel loggiato della chiesa di San Bartolomeo di Marano.

Gli ambienti sotterranei sono costituiti da ampi vani e cantine raggiungibili direttamente dall'atrio. Le aperture poste nella parte inferiore della facciata assicurano l'illuminazione e l'aerazione dei locali.

Le cantine e le grotte sono state aperte al pubblico in occasione di alcune giornate promosse dall'Associazione Dimore Storiche Italiane.

Ambienti interni

La cucina è situata nell'ala più antica del palazzo. Una parete conserva due nicchie ad arco ribassato, collocate una sopra l'altra. Dalla nicchia superiore proviene un affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e due angeli reggicortina.

L'opera fu staccata intorno al 1930 e restaurata in quell'occasione da Giuseppe Colarieti Tosti, autore anche di altri interventi sulle decorazioni del palazzo.

La cucina comunica con la sala da pranzo, nella quale si conserva un camino seicentesco decorato in stucco. La composizione è caratterizzata da ampie volute e da un ovale centrale nel quale era originariamente inserito uno stemma familiare.

Il pavimento è composto da piastrelle quadrangolari in maiolica policroma con motivi decorativi di derivazione moresca. Il rivestimento viene ricondotto alla fase originaria di costruzione del palazzo.

La volta a padiglione presenta piccole decorazioni a tempera raffiguranti vasi, cesti e nature morte.

Uno dei saloni principali presenta sulla volta lo stemma policromo e dorato della famiglia Bolognini.

Lo stemma viene descritto con campo rosso, fascia d'oro e tre monete d'argento recanti la lettera «A», due poste sopra la fascia e una sotto. Sopra lo scudo è raffigurato un mezzo leone d'oro che sostiene un'ulteriore moneta d'argento.

Tra gli ambienti recuperati dopo il terremoto del 1997 si trova una camera con struttura ad alcova, realizzata secondo il gusto settecentesco. La soluzione è stata paragonata agli ambienti privati del governatore pontificio conservati a Palazzo Trinci.

Una stanza del piano nobile presenta quattro riquadri dipinti sui lati della volta, raffiguranti paesaggi naturali. Le composizioni, caratterizzate da tonalità chiare e luminose, sono ricondotte alla fase tardo-settecentesca e al gusto neoclassico.

Gli angoli delle pareti sono ornati da piccoli specchi, anch'essi riconducibili alle trasformazioni decorative della fine del XVIII secolo.

La cosiddetta «sala verde» è decorata con motivi vegetali intrecciati a scene di caccia. La denominazione deriva dalla tonalità predominante dell'apparato ornamentale. …

Opere d'arte

L'opera pittorica più antica descritta nel palazzo è l'affresco raffigurante la Madonna in trono con il Bambino e due angeli reggicortina, originariamente collocato in una nicchia della cucina.

Il dipinto è attribuito a un pittore folignate vicino ai modelli di Niccolò Alunno e Pierantonio Mezzastris. È stato proposto, in via ipotetica, il nome di Cristoforo di Jacopo.

L'affresco è datato tra gli anni Settanta e Novanta del XV secolo. La commissione potrebbe pertanto essere collegata a Matteo Angelo di Silvestro Bolognini, morto nel 1493, oppure al fratello Arcangelo di Silvestro Bolognini, documentato come priore nel 1468.

personificazioni e richiami alle virtù cardinali.

Secondo il Comune di Foligno, il palazzo conserva arredi storici, dipinti e testimonianze documentarie, tra cui manoscritti e una biblioteca di formazione seicentesca.

La scheda comunale segnala inoltre la presenza delle cosiddette «casse Trinci», manufatti tradizionalmente collegati alla storia della signoria dei Trinci.

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Palazzo Elmi Pandolfi».

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Domande frequenti

Dove si trova Palazzo Elmi Pandolfi?

Palazzo Elmi Pandolfi si trova nel comune di Foligno, in provincia di Perugia (Umbria). Coordinate: 42.95478, 12.70422.

Cosa vedere vicino a Palazzo Elmi Pandolfi?

Nei dintorni si trovano: Museo capitolare diocesano di Foligno (a 200 m), Palazzo Trinci (a 200 m), Pinacoteca civica di Foligno (a 200 m).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 3 foto
  1. Palazzo Elmi Pandolfi Foligno — Nicolapandolfielmi, CC BY-SA 4.0
  2. Cortile Palazzo Elmi Pandolfi — Nicolapandolfielmi, CC BY-SA 4.0
  3. Ingresso Palazzo Pandolfi Elmi — Nicolapandolfielmi, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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