- UNESCO
- Gratis 1ª domenica
Sito archeologico, Palagiano (TA)
40°36′42″ N, 17°03′45″ E
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In breve
- Tipo
- Sito archeologico
- Coordinate
- 40°36′42″ N, 17°03′45″ E
Storia e descrizione
L'habitat rupestre di Mottola è un contesto archeologico che comprende numerose testimonianze rupestri, tra cui villaggi e chiese rupestri.
Contesto della civiltà rupestre
Il territorio di Mottola, così come altre zone della Puglia, è caratterizzato dalla presenza di insediamenti umani scavati nella roccia, altresì detti villaggi rupestri. Questi riflettono una scelta abitativa umana ricorrente nel corso della storia per ragioni di difesa e adattamento ambientale: difatti la grotta artificiale permette di avere una temperatura costante e una protezione dalle condizioni ambientali. Se il trogloditismo è un fenomeno già acclarato dall'Età dei metalli con la creazione di caverne utilizzate come depositi, stalle, ovili, laboratori ecc., l'utilizzo abitativo delle grotte, in Puglia, è attestato solo a partire dal IX secolo. La prima testimonianza storica della civiltà rupestre pugliese è riportata nell'Alessiade di Anna Comnena nel XII secolo.
Quindi, il trogloditismo abitativo apparve durante la riconquista bizantina tra il IX e l'XI secolo. Durante il periodo altomedievale, la regione aveva subito una forte decadenza. Nel VI secolo, gran parte della Puglia era stata conquistata dai Longobardi, lasciando ai Bizantini solo la penisola salentina. Nel IX secolo, i Longobardi persero il controllo della Puglia centrale, che passò agli arabi dal Nord Africa. Durante questo periodo, Bari divenne la capitale di un emirato tra l'847 e l'871, mentre Taranto fu un ribat dal 840 all'880. La decadenza portò allo spopolamento e all'inselvatichimento del territorio. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture idriche causò l'impaludamento delle pianure, rendendole malsane a causa della malaria. Di questo periodo, a Mottola si fa menzione di una devastazione della città nell'847 da parte del Saraceno Saba, tuttavia, come molte altre cronache medievali, trattasi di vaghe e inattendibili vicende. …
Studi sulla civiltà rupestre
Fino alla metà del XX secolo, l'origine degli insediamenti rupestri era poco chiara. L'aspetto più noto degli insediamenti rupestri è rappresentato dalle chiese ipogee, spesso decorate con affreschi sacri, che dal XIX secolo catturarono l'attenzione degli studiosi. Inizialmente, si pensava che queste grotte fossero principalmente monasteri, paragonabili a quelli di altre regioni mediterranee come la Tebaide egiziana o il Monte Athos.
Alcuni studiosi, tra cui il canonico materano Francesco Paolo Volpe e il canonico mottolese Francesco Caramia, ipotizzarono un'origine civile delle città scavate nella roccia, inoltre suggerirono che queste abitazioni risalissero a periodi preclassici e paleocristiani. Tuttavia, dalla fine del XIX secolo e fino alla prima metà del XX secolo, prevalse la teoria che attribuiva le grotte ai monaci basiliani, i quali erano giunti in Puglia per fuggire dalle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio. Questa interpretazione fu fortemente sostenuta da François Lenormant, che basò le sue conclusioni su documenti ritenuti autentici, ma successivamente smascherati come falsi.
La teoria dei "monaci basiliani" venne ulteriormente rafforzata da studiosi come Charles Diehl ed Émile Bertaux, che descrissero le chiese rupestri della Puglia e Basilicata, evidenziando analogie con le grotte della Cappadocia. Nonostante queste convinzioni, emersero ipotesi che alcune grotte potessero essere state utilizzate come abitazioni.
Negli anni '50 e '60, grazie a gruppi di ricerca e volontariato culturale, si iniziò a riconoscere la vera importanza storica e culturale degli insediamenti rupestri. La convinzione che le grotte fossero prevalentemente monasteri iniziò a essere messa in discussione, con nuove ricerche che sottolineavano la presenza di insediamenti civili ben organizzati intorno alle chiese rupestri. …
Chiese rupestri
Le chiese rupestri sono la testimonianza archeologica più rilevante, in quanto attestano una frequentazione delle aree limitrofe, dove sorgevano i villaggi rupestri. A Mottola sono state attestate 41 chiese rupestri di cui, tre, presumibilmente più volte attestate in documenti storici, sarebbero ancora da scovare. Di seguito la tabella con le chiese rupestri, dette volgarmente cripte, presenti a Mottola.
Grotte di Dio
Le principali chiese rupestri di Mottola sono note con l'appellativo di "Grotte di Dio", grazie ad un fortunato articolo sul rupestre mottolese pubblicato nel 1987 dalla rivista Bell'Italia. Sotto il nome di "Grotte di Dio" solitamente si fa riferimento a quattro chiese rupestri, nonché le medesime della pubblicazione: la chiesa rupestre di San Nicola, la chiesa rupestre di San Gregorio, la chiesa rupestre di Sant'Angelo e la chiesa rupestre di Santa Margherita.
La chiesa rupestre di San Nicola, soprannominata "Cappella Sistina delle chiese rupestri", è situata a 12 chilometri dalla città, in direzione sud-ovest. Si trova nelle vicinanze della via Appia, presso un'antica via consolare. All'interno della chiesa, sono presenti tre affreschi che raffigurano il santo che gli dà il nome, tutti riferiti all'iconografia bizantina. La chiesa è costruita in muratura con la pianta basilicale a croce latina formata da tre navate e un transetto con il presbiterio o bema suddiviso da iconostasi. Gli affreschi originariamente presenti all'interno sono numerosi e posizionati in tutte le pareti. Di questi, numerosi ancora oggi sono conservati in buono stato. I soggetti rappresentati sono: la Deesis, la Vergine col Bambino, santo Stefano, san Giovanni Evangelista, l'arcangelo Michele, san Nicola, san Basilio, san Lorenzo, san Giuliano, san Teodoro, san Leonardo, san Pietro e Papa Leone Magno, santa Parasceve, le sante Lucia e Pelagia e le immagini delle “Vergini stolte e delle savie”.
Nella periferia del centro abitato, sorge la chiesa rupestre di San Gregorio. Riportata alla luce negli anni '70, si tratta di una chiesa a croce greca inscritta con tre navate e tre absidi semicircolari occupate da tre altari. La chiesa presenta dei caratteristici pilastri quadrilobati che dividono le navate e dei soffitti scolpiti. Il corredo pittorico include tre affreschi: un San Nicola, il dittico della Vergine con bambino e san Bartolomeo e il Cristo Pantocratore nell'abside centrale, la cui raffigurazione si ispira al modello in mosaico del duomo di Monreale. …
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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Habitat rupestre di Mottola».
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Domande frequenti
Dove si trova Habitat rupestre di Mottola?
Habitat rupestre di Mottola si trova nel comune di Palagiano, in provincia di Taranto (Puglia). Coordinate: 40.61159, 17.06244.
Cosa vedere vicino a Habitat rupestre di Mottola?
Nei dintorni si trovano: Castello di Massafra (a 4,9 km), Monastero di Santa Maria della Giustizia (a 17,3 km), Castello Spagnolo di Taranto (a 18,6 km).
Fonti e licenze
Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).
Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).
Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.
Crediti delle 3 foto
- San Nicola Mottola 6 — Damdamdidilolo, CC BY-SA 4.0
- Sant'Angelo Mottola — Sir Nicklaus, Public domain
- La gravina di Petruscio e le Grotte di Dio 1 — Stefanopiep, Public domain
Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze