Acqua Fredda
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Foto: Paolo Bellintani, CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Sito archeologico

Acqua Fredda

Sito archeologico nel comune italiano di Bedollo (TN)

Bedollo (TN), Trentino-Alto Adige

Indicazioni

In breve

Altitudine
1440 m s.l.m.
Tutela
Bene culturale italiano
Coordinate
46°08′19″ N, 11°19′11″ E

Storia e descrizione

L'area archeologica Acqua Fredda si trova al Passo di Redebus, nel Trentino orientale, a 1 440 m s.l.m. È un sito protostorico costituito dai resti di un’officina dedicata alla lavorazione di minerali cupriferi locali (in particolare la calcopirite) per ottenere il rame, materia prima di fondamentale importanza nell'età omonima e in quella del Bronzo. Nell’area archeologica, aperta al pubblico e facilmente raggiungibile dalla strada che porta al passo, sono conservati i forni fusori.

Il sito fusorio protostorico e la sua musealizzazione

La località Acqua Fredda prende il nome da una sorgente a poca distanza dal passo del Redebus (1 440 m s.l.m.), che mette in comunicazione l’altopiano di Piné con la Valle dei Mocheni, ricca di risorse minerarie. Il sito fusorio, in attività tra il 1300 e il 1000 a.C. circa (età del Bronzo recente e finale), si trova a lato dalla strada che provenendo da Bedollo conduce al Passo di Redebus.

Date le eccezionali condizioni di conservazione dei nove forni rinvenuti, il sito fusorio è stato aperto al pubblico nel 2008. Una struttura di copertura protegge i resti archeologici; l’area circostante è attrezzata per ospitare eventi di archeologia sperimentale e altre attività di valorizzazione.

Miniere, rame e metallurgia primaria nel Trentino dalla Preistoria al Medioevo

L’uso di rame nativo (ossia allo stato metallico) e la prima tecnologia per l’estrazione del metallo da particolari minerali, si svilupparono tra VIII e VII millennio a.C. nell’Anatolia orientale (Turchia). Nel corso del VI millennio a.C. la metallurgia del rame si diffuse nell'Europa balcanica, forse da uno sviluppo indipendente rispetto a quello del Vicino Oriente e, alla fine del V millennio, raggiunse i ricchi giacimenti delle Alpi austriache. In Trentino i primi manufatti finiti in rame sono datati alla prima metà del IV millennio a.C. (tardo Neolitico-Eneolitico), mentre le prime tracce di sfruttamento della locale calcopirite, minerale contenente fino al 35% di rame, di cui è ricco il territorio del Trentino orientale, si datano al III millennio a.C. Non vi è traccia delle antiche miniere ma solo di officine dedicate alla produzione del metallo..La fase di maggiore attività di lavorazione della calcopirite è databile tra il XIII e XI secolo a.C. (età del Bronzo recente e finale). In questo periodo la richiesta di rame (componente principale del bronzo, assieme allo stagno) raggiunge in Europa la sua acme, mentre nel Mediterraneo Orientale si fa strada progressivamente la nuova piro-tecnologia del ferro. In Trentino, i siti che hanno restituito tracce di lavorazione (scorie) sono quasi 200 e si trovano nell'altopiano di Piné, in valle dei Mocheni, negli altopiani di Lavarone, Luserna e Folgaria, fino al Tesino e al Primiero. La ricchezza metallifera del Trentino orientale venne riscoperta, duemila anni dopo, tra il XIV e il XVI secolo, allorché minatori provenienti dal Tirolo e dalla Boemia vi svilupparono una vivace industria mineraria (soprattutto ferro e argento), dando vita nel contempo a comunità con propri usi, tradizioni e lingua che nella parte orientale della valle del Fersina continua ancor oggi: i Mocheni.

Le ricerche ad Acqua Fredda

Il sito archeologico venne casualmente alla luce nel 1979, durante i lavori di ampliamento della strada che porta al passo. Le nove campagne di indagine archeologiche, concluse nel 1995, hanno permesso lo scavo di un’area di 168 m², in cui sono state trovate le principali strutture dedicate all'estrazione del metallo. Grazie soprattutto a prospezioni geognostiche (carotaggi) è stata esplorata anche l’imponente discarica delle scorie, posta nella torbiera sottostante.

Grazie ai materiali archeologici rinvenuti e alle datazioni radiometriche (14C) eseguite, sappiamo che il pianoro dove furono installati i forni fu utilizzato in tre fasi successive.

Comprende tre fosse con resti di combustione (nn. 1, 2 e 9), probabilmente forni smantellati dalle opere delle fasi successive, due forni quadrangolari in muratura (forni nn. 7 e 8) e resti di strutture in legno.

È la fase a cui sono attribuite la maggior parte delle strutture individuate, in particolare:

la batteria dei forni nn. 3-6 (visibili al pubblico) ricavati entro un muro a secco costruito con pietre e scorie grossolane;

un complesso sistema di murature a secco di funzione non accertata, cui sono addossati cinque focolari;

tracce di strutture lignee.

Alla fase 3 sono attribuite una canaletta artificiale che doveva derivare e utilizzare l’acqua del vicino rio Acqua Fredda per operazioni di lavaggio del minerale e dei prodotti intermedi del processo estrattivo. Non sono stati invece rinvenuti i relativi forni, forse non ancora individuati o distrutti.

Poco a valle dell’area destinata alle fusioni il rio Acqua Fredda creava una piccola palude (ora torbiera). Qui è stata individuata la discarica dei residui di lavorazione, soprattutto “sabbie” (scorie grossolane macinate), estesa su una superficie di 2 200 m². Il preciso rilevamento dello spessore del deposito archeologico, che giunge in alcuni punti fino a 2 m, ha permesso di stimarne approssimativamente il peso in 800 – 1 000 tonnellate.

Presso i forni sono stati rinvenuti: frammenti di grandi ugelli in ceramica (la parte terminale di mantici per la ventilazione artificiale); resti di pali, travi e tavole in legno (forse pertinenti a coperture o ad altre strutture legate all'attività) e infine diverse macine in pietra per la triturazione del minerale o delle scorie grossolane ancora ricche di parti metalliche.

Ricostruzione del processo estrattivo

Sebbene permangano molti dubbi e passaggi non individuati o non compresi, in linea di massima il procedimento per ottenere rame dal principale minerale locale usato già dalla preistoria (la calcopirite) sono così riassumibili:

per individuare i giacimenti, i metallurghi preistorici partivano dalla superficie, osservando la colorazione delle rocce contenenti i minerali di rame e la particolare vegetazione ad essi associata, ad esempio la silene inflata;

nella miniera si usavano il fuoco, che dilata la roccia e la frantuma, picconi e martelli in pietra, corno o metallo per attaccare i filoni metalliferi;

una volta estratto, il minerale veniva portato fuori dai cunicoli con cesti o gerle;

in superficie veniva fatta una prima cernita del materiale, per separare le parti di roccia sterile dai frammenti utilizzabili;

le parti ricche di minerali di rame venivano frantumate utilizzando incudini e martelli in pietra. Per macinare finemente il minerale erano utilizzate macine anche di grandi dimensioni;

alla macinatura, seguiva l’arricchimento: il minerale veniva trattato con lavaggi successivi in specchi d’acqua o torrenti, utilizzando setacci o tavole inclinate: le parti ricche di rame si depositano perché più pesanti, mentre lo scarto veniva trascinato via dall'acqua.

Le operazioni fin qui descritte dovevano avvenire in prossimità delle miniere, ma i siti fusori possono essere distanti anche decine di km dalle miniere, poiché doveva essere più agevole trasportare il minerale trattato verso aree ricche di combustibile per i forni (legna) piuttosto che il contrario.

Nei siti fusori il minerale arricchito doveva subire una serie di trattamenti termici e meccanici che servivano a separare il rame dalle altre componenti, in particolare zolfo e ferro:

il primo trattamento termico (arrostimento) avveniva all’aria aperta su piazzole dette “letti di arrostimento” e serviva per eliminare parte dello zolfo sotto forma di gas. Ad Acqua Fredda non sono stati rinvenuti, ma sono testimoniati in altri casi, come Luserna Platz von Motze e Transacqua – Acquedotto del Faoro); …

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Testo da Wikipedia, l’enciclopedia libera, con licenza CC BY-SA 4.0. Voce completa: «Acqua Fredda».

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Come arrivare

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Acqua Fredda
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Domande frequenti

Dove si trova Acqua Fredda?

Acqua Fredda si trova nel comune di Bedollo, in provincia di Trento (Trentino-Alto Adige). Coordinate: 46.13873, 11.31980.

Cosa vedere vicino a Acqua Fredda?

Nei dintorni si trovano: Maso Filzerhof (a 2,4 km), Sog van Rindel (a 3,4 km), Miniera dell'Erdemolo (a 5 km).

Fonti e licenze

Testo. Wikipedia, l’enciclopedia libera (CC BY-SA 4.0).

Dati. Wikidata (CC0); orari e contatti OpenStreetMap (ODbL).

Foto. Wikimedia Commons, autore e licenza su ogni immagine.

Crediti delle 8 foto
  1. Area archeologica loc. Acqua Fredda al passo di Redebus (TN) — Paolo Bellintani, CC BY-SA 4.0
  2. Acqua Fredda al Passo di Redebus. Scavi archeologici — Paolo Bellintani, CC BY-SA 4.0
  3. Acqua Fredda Bedollo — ArcheoTrentino, CC BY-SA 4.0
  4. Bedollo - Acqua fredd - 'SITO' — Gisy Marconi, CC BY-SA 4.0
  5. Bedollo - Acqua fredd - RITROVAMENTI — Gisy Marconi, CC BY-SA 4.0
  6. FERMATA SULL'ANTICHITA' — Gisy Marconi, CC BY-SA 4.0
  7. LA FUCINA — Gisy Marconi, CC BY-SA 4.0
  8. RITORNO ALLA NATURA 'VERDE' — Gisy Marconi, CC BY-SA 4.0

Aggiornato il 28 ottobre 2026. Tutte le fonti e le licenze

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